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22 Settembre 2017 - Venerdì - 24a settimana del Tempo Ordinario

Parola del giorno :C’erano con lui i Dodici e alcune donne … che li servivano con i loro beni"

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Oasi Cronaca

Nella ricorrenza della festa del Battesimo di Gesù

IL VESCOVO GERARDO INCONTRA L’ASSOCIAZIONE OASI MARIANA BETANIA

Domenica scorsa 11 gennaio, festa del Battesimo di Gesù e 17° anniversario del riconoscimento dell’Oasi come associazione pubblica di fedeli, in un clima di gioiosa fraternità, il nostro vescovo Gerardo, nonostante i molteplici impegni, non ci ha fatto mancare la gioia della sua presenza e la sua splendida riflessione per il cammino dell’Associazione ma anche per il cammino di ogni battezzato.

“Siamo nell’anno della vita consacrata e credo sia importante parlare ed annunciare questo carisma che rientra anche nel progetto pastorale diocesano impegnato quest’anno sul tema della vita come dono e come vocazione”, ci ha detto il Vescovo, che ha poi approfondito il tema della vocazione partendo da un’analisi attenta e puntuale delle difficoltà di tanti istituti religiosi che stanno chiudendo.

Don Gerardo si è poi soffermato sull’importanza, per il mondo di oggi, della consacrazione secolare–laicale, ricordando che “i consigli evangelici sono per tutti e non per alcuni soltanto, anche se ognuno è chiamato a viverli secondo il proprio stato di vita”.

Parlando, quindi, sul tema della consacrazione ha precisato che bisogna far capire che la stessa ”non è solo per i preti, le suore, i monaci ma è per ogni battezzato che ha capito il valore del Vangelo”

Don Gerardo, quasi fosse venuto apposta per affidare all’Oasi questa sfida di far capire che l’osservanza dei consigli evangelici è la vita ordinaria del Vangelo, ci ha poi parlato del prossimo 2° Seminario Teologico Pastorale che si terrà in Quaresima, nel quale è prevista una serata dedicata alla vita consacrata e ci ha invitato a far conoscere in quella occasione, l’esperienza di consacrazione in atto nell’Associazione.

Al termine del prezioso e fruttuoso incontro ci siamo ritrovati insieme, gioiosamente a condividere tante buone cose che le varie “Marta” della comunità hanno preparato.

Grati sempre al Signore della giornata ricca di doni ed emozioni, restiamo con Maria per Gesù al Padre nello Spirito.

una novizia

 

 

 

 

La festa ad Alvito per i 25 anni dell’Associazione Oasi Mariana Betania

Le riflessioni dei Vescovi Antonazzo e Brandolini

Domenica evento di gioia, di preghiera e di festa, con amici a centinaia, per dire grazie a Dio del dono ricevuto: il pomeriggio del giorno 11 ottobre scorso, all’Oasi Mariana Betania di Alvito, voleva essere questo e lo è stato. Venticinque anni dall’acquisto del primo casolare, da cui è sorta la casa di spiritualità e accoglienza “Oasi Mariana Betania” con l’associazione da cui prende nome, sono stati un’occasione importante per coinvolgere chi ha cominciato il cammino e chi si è aggiunto a mano a mano, tutti accomunati dal desiderio di dare forma all’accoglienza, in un fiorire di vocazioni ecclesiali, diverse nella realizzazione, unite nella condivisione di un dono comune, a servizio della Chiesa. Il pomeriggio si è aperto presto,complice anche il cielo nuvoloso ma senza più pioggia, con due mostre, una fotografica, l’altra di icone mariane, testimoni dei 17 convegni mariani celebrati all’Oasi; intanto il bosco si è affollato di presenze amiche, quasi un migliaio di persone, provenienti da più parti della Diocesi, ma anche da Caserta, Napoli, Roma, Latina, con arrivi anche dalla Val d’Aosta; messaggi di saluto che si sono rincorsi per testimoniare vicinanza, auguri di buon cammino, gioia, santità. La presenza del vescovo Gerardo ha aperto la festa, custodita da una grande “tenda rossa” montata per l’occasione in mezzo al bosco. Le sue parole di saluto indirizzate all’Oasi, come “ Associazione pubblica di fedeli” hanno ricordato che “essa è uno degli strumenti attraverso i quali che la Chiesa offre l’opportunità a dei laici di poter cogliere sempre di più la profondità, la bellezza, il gusto della vita cristiana”.Ha dichiarato ancora il Vescovo: “ Noi siamo nel decennio della Chiesa italiana, delle nostre comunità, nel grande progetto dell’educare alla vita buona del Vangelo; del Vangelo come persona, perché Gesù è il Vangelo. Dunque educare alla vita buona di Cristo!Il nostro percorso formativo si nutre di Lui, d’altra parte sono questi i principi ispiratori dello statuto dell’Oasi: formare dei laici alla vita buona del Vangelo, lo traduciamo per questo decennio, ma vale per sempre. Allora vi lascio uno slogan che è anche un augurio: cercate di non essere sempre gli stessi, nel doppio significato; cercate di non essere gli stessi, come eravate venticinque anni fa, perché la vostra appartenenza diventi non solo un fatto aggregativo, ma formativo. Significa cambiare, avere un percorso che segni un cambiamento profondo, radicale, una maturazione sempre più feconda della nostra vita cristiana, singola, di coppia, di genitori, di figli, di presbiteri e anche di religiosi. Tanto è vero che questa formazione può svilupparsi, e lo sapete bene, in una maniera così feconda da poter diventare anche consacrazione laicale. La consacrazione è un’espressione alta della vita cristiana; san Giovanni Paolo II parlava della santità come misura alta della vita cristiana ordinaria. Mi pare che sia proprio questa la definizione più bella di una consacrazione laicale, la misura alta della vita cristiana ordinaria. Chi arriva anche alla consacrazione nell’Oasi non è che faccia dei mestieri particolari: vive la vita ordinaria di singolo, di coppia, da consacrato, cioè con la grazia dello Spirito che lo porta, lo chiama a vivere una misura alta della vita cristiana ordinaria. Ecco allora, in che senso dovete cercare di non essere sempre gli stessi: cambiare, crescere, sviluppare esprimere, far esplodere tutto il potenziale di una vita cristiana bella e vissuta secondo il Vangelo. E poi, il secondo significato, è anche una provocazione, cercate di non essere sempre gli stessi, nel senso di allargare questa tenda il più possibile! “.Il pomeriggio è proseguito con la coreografia sulla storia dell’Oasi, curata dai giovani dell’Oasi, con la “performance” del gruppo giovanile “From dust”, veri atleti della gioia, musiche dal vivo, con i giovanissimi Chiara Ferri al violino, al violoncello Francesco Mattacchione, alle chitarre Angelo Ferri e Michele Saccucci, all’ armonica a bocca e alla tastiera Luigi Mattacchione. E’ seguita l’esibizione dei canti scritti dal fondatore, don Alberto Mariani, musicati dal maestro Luigi Mattacchione, eseguiti da Deborah Di Vetta e William Schiavo, accompagnati alla tastiera da Chiara Lombardi e dal maestro Luigi Mattacchione con l’armonica. Simpatico,colorito e significativo è stato l’intervento di don Bruno Antonellis, che ha anche letto il messaggio di mons. Lorenzo Chiarinelli. Pure mons .Filippo Iannone ha rilasciato una dichiarazione registrata in video. Gli auguri sono pure giunti da parte di mons. Bruno Forte. Padre Luca Brandolini, strumento di Dio per il discernimento e l’approvazione dell’Opera, ha ricordato i passi concreti di un cammino non facile per arrivare a definire, riconoscere e dare forma giuridica a un progetto che è stato riconosciuto come proveniente dall’Alto. “Occorre mettere in risalto che oggi è la festa di san Giovanni XXIII e la giornata odierna coincide con i 50 anni della conclusione del Vaticano II, con la sua idea di Chiesa popolare, la Chiesa popolo di Dio, con la riscoperta dei laici, stagione della quale il passaggio dello Spirito Santo ha fatto evidenziare i carismi laicali, e da questo sono nate le molteplici forme di associazionismo dei laici, che penso siano il futuro della Chiesa. Quando don Alberto ha cominciato a parlarmi di monachesimo, io non guardavo con molta simpatia a questa comunità. D iscernere richiede distinguere nello Spirito i fermenti nuovi dei gruppi ecclesiali dove stava il bene. Io guardavo con un po’ di sospetto, lui questo lo sa, e buttavo acqua sul fuoco, non ci vedevo chiaro, monaci, monache, famiglie e chiedevo lumi al Signore! Che cos’è che mi ha fatto cambiare idea? È stata la decisione di affidare a don Alberto quel ministero difficilissimo, dell’esorcistato. Ed è stata un’illuminazione del Signore questa. Lui che è un vulcano, non è facile tenere i piedi per terra sognando, non volevo che fosse una chimera. Io vedevo che c’era del bene, però bisognava incanalarlo. Questa realtà mi preoccupava sotto due punti di vista: il primo quello giuridico; bisognava inquadrare necessariamente questi fermenti che stavano nascendo nell’Oasi in un contesto ecclesiale e giuridico sicuro. Ecc, mons. Filippo Giannini, giurista, ma anche pastore: lo suggerii a don Alberto. E poi mi preoccupava molto la dimensione oltre che spirituale, anche pastorale. Per la dimensione spirituale non vi nascondo che avevo un timore, che si cadesse nel devozionismo mariano, e mi preoccupavo che qui fiorisse un centro mariologico serio, come poi di fatto è avvenuto, attraverso i convegni annuali. La spiritualità di Cana, che soggiace all’Oasi è “fate quello che Gesù vi dirà”: Maria indica Gesù, rimanda a lui, anche se è lei che prende l’iniziativa. E a me preoccupava molto che al centro della spiritualità ci fosse la Parola di Dio. E infine mi preoccupava la pastorale. Paolo VI diceva: l’icona del samaritano è stata il paradigma della spiritualità e dell’azione pastorale del Concilio. Chinarsi sull’uomo. Ma per chinarsi sull’uomo c’è la pastorale delle tre A: Attenzione ai bisogni del territorio: le ferite dell’uomo! Così, questo luogo è diventato l’ospedale da campo, direbbe papa Francesco! Qui hanno cominciato a bussare tutti quelli che hanno delle domande dentro, hanno dei bisogni spesso inespressi, situazioni di disagio, e hanno bisogno di incontrare qualcuno a cui vuotare il sacco e ricevere il ministero, “l’olio della consolazione e il vino della speranza “ dice sant’Agostino.Allora ecco l’Oasi come si è configurata. Ascolto, in senso biblico, ascolto della Parola di Dio: bellissima questa iniziativa di mandare la Parola ogni giorno via e.mail. L’ascolto della Parola per imparare ad ascoltare gli altri. Provate a telefonare a don Alberto e vedete se riuscite a trovarlo! Dove sta? Sta sempre chiuso a sentire le persone e a curare le ferite “con l’olio della consolazione e il vino della speranza”.Accompagnamento: sostegno, cura, servizio. Icona del samaritano e di Emmaus. 25 anni, per dire grazie al Signore, e ancheper verificare, riprendere in mano lo Statuto e riformare, perché è la struttura dell’Oasi è la cosa più interessante! È una serie di cerchi concentrici che vanno avanti fino a sfumarsi. Questa deve essere una casa spalancata a tutti gli stati di vita: chi vuol vivere la consacrazione anche con la emissione dei voti, la viva, chi vuol vivere con un impegno di preghiera, di ascolto della Parola, e di carità fraterna, anche senza voti, e poi ci sono i cercatori della verità, ai quali non si può chiedere mai a quali bisogna dare il meglio, perché possano dire: ho vissuto un momento bello, ci ritornerò”.Importante la presenza di padre Antonio Siciliano, passionista, testimone e protagonista dei primi passi dell’Oasi, con don Alberto Mariani e le persone che attorno alla “Parola” hanno cominciato a sognare un nuovo modo di rispondere a Dio, nel servizio e nell’umiltà. I bambini, sempre vivi,simpatici ed unici, con un significativo canto hanno concluso la prima parte del pomeriggio. Infine, l’agape fraterna che ha visto i “coinquilini ” presenti, condividere fino a tarda serata la gioia di essere famiglia di “una casa vera”.


Antonella Piccirilli e Gianni Fabrizio (dal sito della Diocesi di Sora)

Suggestioni di un anniversario

ANCHE PER L’OASI CHE CELEBRA 25 ANNI DAL SUO INIZIO

VIVERE E’ RISPONDERE

Signore, affido il passato alla tua misericordia, il presente al tuo amore, il futuro alla tua provvidenza”. Questa è la preghiera che per me e per altri faccio ad ogni compleanno e anniversario e il 29 settembre scorso l’ho fatta per il 25° dell’Oasi. Era il 1989, festa liturgica degli arcangeli Gabriele, Michele e Raffaele, quando don Alberto, con un piccolo gruppo che si era già in qualche modo costituito, comprò il primo casolare e il terreno.

Io allora non c’ero, ma da mia sorella Maria Luisa, che faceva parte di quel piccolo gruppo iniziale, ne sentivo parlare. Sono arrivata dopo un anno circa su invito di don Alberto dopo una confessione a S. Simeone la cui durata le mie ginocchia ricordano ancora! Fu per me, che sentivo tanto la mancanza di un’esperienza comunitaria, un’opportunità grossa, la presi proprio come un dono del Signore che mi chiamava e mi offriva quanto cercavo a un passo da casa e con la possibilità di condividerla con le mie sorelle. Inizialmente fu questo mio “bisogno” di comunità a coinvolgermi, poi mi affascinò il progetto, il carisma dell’Oasi: essere una “pizzeria dello spirito”, come ce lo sintetizzò una volta don Alberto, per indicare lo stile di estrema semplicità con cui accogliere e tentare di “sfamare” chi vuole soddisfare bisogni spirituali.

Le difficoltà non mancarono certo, ma quanto entusiasmo, tutto ci sembrava bello! Se do la stura ai ricordi non finisco più: camion di mattoni e tegole scaricati col passamano recitando rosari, piedi nel cemento fresco per spostarlo e lastricare una stradina … E soprattutto i momenti di preghiera nella cappellina nel bosco e i primi ritiri e i colloqui spirituali con i confratelli e i nostri martedì a studiare, discutere e magari pure “appiccicarci”! E con i ricordi quante facce, quante storie! Quante persone capitate all’Oasi in cerca di ristoro appunto, lo hanno (speriamo!) trovato, ma quanta ricchezza hanno lasciato a noi! Avevo già 40 anni e non ero sempre vissuta chiusa in casa, ma che esperienze ho fatto all’Oasi, quanta gente mi ha evangelizzato, è stata per me il missionario che mi ha fatto conoscere in concreto la presenza di Dio nella vita dell’uomo che si lascia da Lui toccare il cuore! E le amarezze? L’ amarezza è ricordare le facce di tanti fratelli che con me hanno percorso un tratto di strada e con i quali non condivido più ora il cammino. Ma l’amarezza grande è il pensiero di non aver saputo forse realizzare quanto il Signore ci aveva suggerito! Abbiamo sprecato un dono? Penso e spero proprio di no, ma dobbiamo riappropriarci di questo dono, riscoprirne la grandezza, chi-amati, dobbiamo rispondere con maggior consapevolezza ed impegno, dobbiamo risentire, rinverdire la nostra appartenenza all’Oasi!

La sera del 29 settembre scorso la Comunità si è ritrovata intorno all’altare per celebrare l’eucarestia, è stata una celebrazione per così dire “privata”: eravamo solo noi, i membri effettivi e i novizi e probandi, non tutti (alcuni sono lontani, qualcuno in America!), ma tanti!

Nel corso dell’omelia don Alberto ha fatto dire a tutti insieme ad alta voce “Grazie!” “e - ha aggiunto - il nostro grazie oggi per noi, oltre che lode a Dio, dev’essere anche stimolo a una maggiore coscienza del Dono ricevuto e impegno per un rinnovato entusiasmo”. Ci ha stimolato alla riflessione ponendoci una serie di domande: Chi siamo? E cosa vogliamo? Chi /cosa siamo chiamati ad essere? Cosa dice di noi la gente? E noi cosa diciamo di noi stessi? Il 25° può e deve essere occasione per un esame di coscienza!

Commentando le letture del giorno, ci ha indicato gli angeli come modello di “servi” di Dio da cui imparare la disponibilità, l’obbedienza, la prontezza, la fedeltà. Gli angeli, capitanati da Michele, hanno portato avanti il combattimento contro Satana con le armi valide anche oggi: il sangue dell’agnello, la parola della loro testimonianza, l’amore fedele fino alla morte.

Prendendo spunto da Natanaele di cui Gesù dice: “Ecco davvero un israelita in cui non c’è falsità” dobbiamo chiederci se Gesù di ciascuno di noi possa dire “Ecco davvero un oasino in cui non c’è falsità”.

Abbiamo ricordato coloro che ci hanno aiutato nel nostro cammino ed in particolare i “nostri” due vescovi che ci hanno guidato tanto da vicino: Monsignor Filippo Giannini e Monsignor Luca Brandolini. Assente perché impegnato fuori diocesi, ma spiritualmente presente abbiamo sentito anche Monsignor Gerardo Antonazzo, nostro vescovo diocesano, del quale don Alberto ha ripreso alcuni passaggi dell’omelia fatta a Canneto per la fine della missione diocesana e l’inizio della peregrinatio: “Maria pellegrina della fede” e noi siamo con Maria pellegrini della fede.

Solo se crediamo che Dio non ci chiede l’impossibile, possiamo coltivare il sogno della nostra santificazione; solo se crediamo che a Dio nulla è impossibile possiamo rispondere alla chiamata specifica alla vocazione facendoci strumenti del Dio che realizza l’impossibile, con e nonostante i nostri limiti e le nostre miserie”.

Anche per noi oggi VIVERE E’ RISPONDERE. Don Alberto ci ha invitato a ripetere ciascuno il suo Eccomi: l’Eccomi della gratitudine, dello stupore per le meraviglie che Dio ha operato e continua a operare in mezzo a noi, della costanza, dell’umiltà, della fiducia incondizionata e dell’abbandono nelle mani del Signore.

La celebrazione si è conclusa con il canto de Te Deum!

Antonella Rosati

 

La fede di San Bernardino

Tratto da Avvenire del 12 maggio 2013

Mons. Gerardo Antonazzo inizia il suo ministero

Benvenuto, Padre!

Sora, 21 aprile 2013

Inizio del ministero del vescovo Mons. Gerardo Antonazzo

Città in festa, città al plurale… tanti sindaci, autorità, autobus dalle Puglie, confraternite, associazioni, giovani, sacerdoti, suore bambini, malati, anziani, famiglie… in migliaia invadono Sora già dal primo pomeriggio, per l’appuntamento con il nuovo vescovo, il vescovo che sorride.

Così già tanti lo  definiscono, e quando alla fine della sua omelia conclude con quel: vi voglio bene. Amen! la ragazzina seduta al mio fianco risponde sicura: come noi vogliamo bene a te! Il vescovo non la può sentire, ma non ne ha bisogno per vedere l’accoglienza profonda e calorosa che sale dagli applausi ripetuti, i canti solenni cantati con tutto il cuore e con maestria, la concentrazione e la preghiera di tutti (vedi le immagini nella Galleria fotografica).

La gente che gremisce la piazza non ha potuto seguirlo in tutte le tappe, alla partenza da Canneto, all’arrivo presso la Madonna della Quercia, poi fino a costeggiare il Liri, all’entrata al centro di Sora, fino Piazza Santa Restituta, e finalmente in cattedrale. Qui gli adempimenti  giuridici –con tanto di decreto letto dal cancelliere, il rito ufficiale che dichiara il vescovo finalmente pastore della sua diocesi- non sono affatto formali, sono piuttosto la fine della lunga attesa di questo dono del pastore.

La piazza lo attende  per la Messa, che suggella e celebra in Cristo risorto la gioia che esplode.

C’è la normale attesa, di chi vuole sentirlo pregare, parlare, cantare, abbiamo bisogno di conoscere il pastore, anche prima di essere conosciuti. E siamo subiti saziati da quello splendido sorriso che non è frutto di spensieratezza, ma di dono autentico, sgorgato dal cuore del crocifisso. Chi lo ha visto entrare in cattedrale lo ha capito bene: primo gesto chiesto al vescovo è quello di inginocchiarsi e baciare il crocifisso, che il diacono gli offre sulla soglia.

Mons. Gerardo entra serio, commosso, si inginocchia, bacia il crocifisso in un lungo momento di adorazione, poi si alza, e solo dopo qualche passo, dopo aver incrociato lo sguardo della prima persona che attende in lui il padre, il pastore, lascia fiorire dal cuore quel sorriso consapevole di gioia, di annuncio, di comunione.

Torniamo all’omelia, primo messaggio ufficiale, prime immagini di un pastore, del nostro pastore: dialogo intenso, intessuto di Sacra Scrittura, di citazioni dei Padri, uno stile lucido, spigliato, appassionato, veloce, quasi nel tentativo di raggiungere subito tutti, e di entrare in sintonia con ciascuno.

Ne riportiamo alcuni stralci, per la gioia di quanti, non potendo essere presenti, condividono il desiderio di sintonizzarsi sulle sue parole.

“Carissimi fedeli, e amici,

pur non conoscendo i vostri nomi, le vostre storie personali, familiari, e sociali, né i vostri cammini spirituali, sento che la vostra presenza e corale partecipazione sprigiona il profumo intenso del balsamo della comunione; e condividendo la gioia della preghiera fraterna, sentiamo già scorrere il flusso benefico di reciproci affetti, grazie anche alla complicità di eloquenti e amorevoli sguardi. Tanto basta, insomma, per non sentirci estranei, ma già amici e, soprattutto, membra vive della Chiesa. La vostra gioia esprime la bellezza dell’essere Chiesa di Dio che cammina libera, umile, e confidente,  nel mondo e per il mondo.

La Parola del Signore  oggi ci aiuta a comprendere in profondità il mistero del Signore risorto, offrendoci  tre immagini suggestive riferite a Gesù Cristo,  e nelle quali possiamo intravedere, come in filigrana, anche il significato teologico e pastorale del ministero del Vescovo nella Chiesa. Cristo è presentato come il  Servo della Luce, come il Pastore che raduna il suo gregge, e come l’Agnello immolato, salvezza dei redenti. Anche il Vescovo è costituito, ad immagine di Cristo, come Maestro, Pastore, e Santificatore della Chiesa.

  1. Gesù e’ il Servo del Signore e luce delle genti

Cristo Gesù è “luce delle genti”, luce di chi crede, luce per chi non crede, luce per le nostre famiglie, luce nelle tenebre delle molte paure, luce nei nostri litigi, luce nei nostri pianti nascosti, luce nelle nostre disperazioni, ma anche nelle nostre insopprimibili speranze. La vera luce, Cristo, è gioia, è pace, è consolazione, è verità, è senso di vivere.

Questa  luce di Cristo si riflette sul volto della Chiesa perché essa la diffonda a tutte le genti. Sì, miei cari, “la Chiesa esiste per evangelizzare” la luce di Cristo. Portando a tutti la Parola, dona a tutti Cristo, quale luce attesa e desiderata, ma molto spesso sconosciuta, o addirittura drammaticamente contrastata. Il Signore mi manda in mezzo a voi come primo evangelizzatore della Luce di Cristo, “ministro della sua Parola”, annunciatore e testimone della sua luminosa verità.

Cosa  è più giusto aspettarsi dal Vescovo?

Che annunci sempre e soltanto ciò che vuole Dio, ciò che Dio pensa e desidera da noi, ciò che a Dio piace per il nostro vero bene e progresso.  La luce della Sua Parola potrà illuminare attraverso di me, e se voi lo volete, la vostra coscienza, educare la vostra libertà, alimentare la vostra speranza. Ma proprio per questo pregherete per me, perché io per primo acquisisca la sapienza del cuore, e possa riconoscere, accettare e annunciare soltanto la volontà di Dio, per la vostra vera gioia.

  1. Il Pastore buono che raduna il suo gregge

La bontà di Gesù Pastore è riflesso della bellezza del suo amore misericordioso e tenero, universale e gioioso.

La bellezza del Mistero di Cristo si incarna e si rende visibile, concreta, godibile, nella bontà del suo cuore di Pastore. Con la sua voce  amorevole il Pastore chiama e richiama, riunisce e guida le sue pecore; esse hanno imparato ad ascoltare, a riconoscere e ad obbedire solo al suo amore, e non alle lusinghe di mercenari e ingannatori.

Cosa chiedere al vostro Vescovo? Che sia buono nel cuore, custode del vostro vero bene, nell’animo e nelle opere, buono negli affetti e nelle relazioni, buono nel discernimento e nelle decisioni. Pregate perché io sia per voi la Sua voce, e insegnandovi a seguire Lui, facciate esperienza di Vita vera; chiedete che io sia  la voce del pastore che chiama la pecora perduta, che solleva e porta sulle sue braccia quella ferita, o stanca, o malata, o scoraggiata.

Il cuore del vero pastore si apre a tutti: non conosce preferenze, se non quelle per i più deboli, per chi rimane indietro, per chi è in ritardo nella speranza, per quanti non ce la fanno più, per quanti sono considerati dalla nostra società soltanto un peso, in particolare gli anziani, i malati, i più poveri, le persone fragili, come anche quelle ferite dal fallimento dell’amore.

  1. L’Agnello che dona la vita

fin dove arriva l’amore del Pastore?  Di cosa è capace l’amore di Cristo? “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15, 13).

Noi siamo una Chiesa composta da peccatori perdonati, rigenerati nel sangue dell’Agnello. Così la nostra esistenza degradata dal peccato, dalla malizia, dall’egoismo, dalla menzogna, dall’insulto denigratorio, dalla malevolenza, dall’aggressione, dall’ingiustizia, dal profitto, dall’edonismo, dall’effimero piacere, può sperare sempre nuovamente nel perdono del sangue dell’Agnello immolato.

Al Vescovo è consegnata la missione di custodire, vegliare, difendere la santità della Chiesa, sposa di Cristo. Esercitando la pienezza del sacerdozio di Cristo, il Vescovo ha il gravoso compito di santificare la Chiesa di Dio con la Parola e i Sacramenti. Non dimentichiamo le parole dell’Apostolo Paolo: “Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell'acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata” (Ef 5, 26-27).

Il buon pastore pronuncia anche parole che interpellano la vita, parole di chiamata, insistenti inviti a seguirlo: Venite … vi farò pescatori di uomini. In questa Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni mi preme parlare soprattutto al cuore dei più giovani tra di voi. Sono sicuro che tanti di voi partecipano regolarmente ai sacramenti, pregano, meditano la Parola di Dio, tanti di voi si formano nelle aggregazioni ecclesiali.

Carissimi giovani,

saprete anche ascoltare la voce della chiamata di Dio con libertà interiore, senza freni e resistenze, senza paure e senza calcoli egoistici?  Siete  disposti a chiedervi cosa vuole fare Dio della vita che vi dona? Quanto grande e preziosa può diventare la vostra esistenza vissuta nell’amore per gli altri!

Siete pronti a condividere la bontà di Gesù, buon pastore, spendendo la vostra vita per la felicità degli altri? Non esiste ideale di vita più gioioso che essere felici della felicità degli altri. Il sì alla chiamata di Dio farà della vostra esistenza una storia esemplare di dedizione, di servizio, di sacrificio, capaci di sorprendere e di meravigliare, fino a scuotere la coscienza di chi vive nella comodità del proprio corrosivo egoismo.

Ci assista tutti con la sua materna intercessione la Vergine dell’Ascolto e del Sì; a Lei, Stella della evangelizzazione, affido tutto il mio ministero e il cammino della nostra Chiesa diocesana.

Vi voglio bene. Amen.

Cronaca 2012

 

Cronaca Oasi 2012

 

Quest'anno la comunità sta sperimentando in modo rinnovato la gioia di condividere la vita comunitaria.

Costatiamo spesso che non è sempre facile, né sempre possibile essere tutti presenti alla Casa Oasi per la scuola di preghiera del giovedì sera, per il servizio di accoglienza o la condivisione fraterna nelle varie attività previste nel corso dell'anno.

Allora quest'anno, nel cammino di risposta alla chiamata a quel "di più" che è appello della grazia per ciascuno di noi, dietro suggerimento di don Alberto, che ha lanciato questa proposta all'inizio dell'anno "sociale", stiamo cercando di rafforzare da un lato l'esperienza personale che ci impegna tutti a vivere intensamente la vita cristiana, e dall'altro lato ci chiede di vivere  tempi di condivisione e di comunione: ecco nati i "week-end di fraternità", un misto fra il deserto, l'approfondimento della spiritualità dell'Oasi, la condivisione del vissuto nel quotidiano, la festa...

Le fraternità che finora sono riuscite a farne esperienza testimoniano la forza che ricevono dall'immersione nella comunione, attraverso la semplicità e la profondità dei rapporti che si intensificano e di cui tutti vediamo i frutti di serenità, di gioia rinnovata, di forza per affrontare le difficoltà.

In altri casi la condivisione diventa assunzione di lavori concreti, a contatto con la natura... non a caso l'Oasi vive fra il bosco e il frutteto, l'orto e la cappella, il deserto e l'accoglienza... così si vede un gruppo di fratelli e sorelle che si accorda per la raccolta delle olive, o per raccogliere e tagliare la legna, o curare l'orto e pulire la serra, pulire la casa per gli incontri più importanti, ritrovarsi alla spicciolata per piegare depliant o impaginare piccole pubblicazioni, prepararsi per animare il canto della Messa di liberazione a Sora...

Ci rendiamo conto che attraverso questa quotidianità, vissuta in fraternità, lo Spirito  riceve lode dai suoi piccoli servi. E ne rendiamo grazie a Dio!

Con Maria, per Gesù, al Padre, nello Spirito.

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Sosta della Madonna del monte Viglio all'Oasi


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