Categories: Peregrinatio Mariae

Signore, da chi andremo? 02 febbraio 2011

Fra le diverse diecine di persone che si raccolgono silenziosamente nella chiesa di Roccavivi, c’è una sola bimba, forse 5 anni, volto tondo, occhi verdi, limpidissimi, che ad un certo punto di stacca dal fondo e si va a sedere al primo banco, protesa verso Tonino che sta parlando da qualche minuto. Si allontana solo quando una signora viene a prenderla per mano e la riporta verso il fondo della chiesa…
È l’icona di questo incontro con la Parola: occorre uno sguardo puro, un cuore libero e docile, che si metta in movimento, lasciando alle spalle ogni pensiero e sicurezza, per ascoltare il Maestro che parla, un volto sereno,  pronto a ripartire per servire e annunciare quello che è stato accolto.
Tonino  dona molte sollecitazioni legate alla Parola di Dio, attraverso la sua voce pacata, sommessa, quasi a suggerire senza voler disturbare.
Raccogliamo  qui qualcuno di questi suggerimenti, utili per la riflessione, la contemplazione, la preghiera, la vita.
La domanda che Pietro rivolge a Gesù: Signore, da chi andremo?(Gv 6,68), è sì una domanda, ma più ancora è la risposta alla domanda di Gesù: volete andarvene anche voi? fatta quando Gesù ha parlato di sé come pane di vita e i discepoli non hanno capito, lo abbandonano, se ne vanno, perché il suo linguaggio è troppo duro, quasi un’offesa alla loro intelligenza: quest’uomo non ha pane, è pane….
Ma Gesù non può alleggerire la proposta, chiede di fare una scelta, chiede di seguirlo come Signore e Maestro, perché è questa la sua missione di salvezza per tutti, e anche se i discepoli non hanno raggiunto la maturità per comprendere, anche se la proposta di Gesù è scandalosa, è pietra dove si inciampa… Gesù non può rinunciare a fare questo invito all’intimità con Dio: questa è la notizia buona, e rinunciarci sarebbe tradire la sua missione stessa.
Forse in quel momento Gesù avrà pensato al fallimento della sua missione: se anche i Dodici apostoli se ne fossero andati, Gesù sarebbe rimasto solo. Gesù rischia tutto.
E Pietro riconosce il Maestro, a nome di tutti: Signore, da chi andremo… non dice dove andremo ma da chi.
Pietro risponde anche per noi. Seguirlo non significa diventare subito santi, senza difetti e senza colpe, quello che conta è essere discepoli, seguire il Maestro. D’altro canto dove trovare un maestro come Lui?
Fanno una scelta: se fino a quel momento avevano scelto il Maestro anche con altri scopi terreni, ora capiscono che bisogna rinunciare a tutti i sogni terreni, per seguire il Salvatore.
Anche noi siamo invitati a rinnovare la nostra scelta di Cristo. Nel nostro contesto attuale non ci possiamo più accontentare di scelte fatte da altri: questo è un progresso, ma è anche una responsabilità.
Il Maestro ci è di esempio anche in questo, lui che ha attraversato le tentazioni non solo nel deserto, ma anche sul Calvario: salva te stesso, se sei il Figlio di Dio …  scenda ora dalla croce e crederemo in lui! (Mt 27,40.42). La tentazione è duplice: scaricarsi dalla sofferenza e convertire la folla. Ma Gesù resta inchiodato. Perché? Perché Gesù non è venuto per fare la sua volontà, ma la volontà del Padre suo.
Anche noi, inchiodati alla nostra croce, quante volte ci siamo rivolti al Padre perché ci staccasse da quella croce… Eppure, anche quando le cose appaiono incomprensibili, in Dio hanno un senso, un significato.
Anche Maria, ai piedi della croce stava, crocifissa con il Figlio. Maria non si è ribellata. Quanti di noi non ci saremmo fatti sentire? Maria avrebbe potuto dire al Padre: ma è anche mio figlio. Lei si è immolata, agnella anche lei. Questa è la Comunione. L’Eucarestia è questo: Dico sì, sì al Padre non solo io, non solo per me, dico sì perché la mia offerta sia per la salvezza dei fratelli.
Amatevi come io ho amato voi: Gesù ci ha amati così, obbedendo alla volontà del Padre, per riscattare l’umanità peccatrice: questa è la pazzia di Dio.
Tornare alla Parola, conoscere la Parola, per conoscere Cristo, se no, come ci si fida di qualcuno che non si conosce? Se non accogliamo la Parola, come potremo seguire l’invito di Maria: fate quello che vi dirà?
Ricordiamo che Maria non è il fine della nostra vita cristiana, Maria è una strada d’amore, appartenerle senza riserva è donarsi a colei che si dona a Gesù con tutti quelli che le si affidano.
La Madonna ci offre tre piste: la fiducia, l’obbedienza, la speranza.
La fiducia, come atto di maturità umana e cristiana: vedo Gesù come il Maestro, l’unico, che può dare una svolta alla mia vita.
L’obbedienza, nell’ottica cristiana e mariana, non è come un atto passivo, vuoto: è sinonimo di collaborazione! Si chiede obbedienza perché si cercano collaboratori. Collaborare con Gesù significa essere protagonisti, l’obbedienza a lui restituisce dignità alla nostra vita.
La speranza è prendere coscienza delle difficoltà che viviamo, delle cause dei nostri disagi, sapendo che non sono la parola definitiva sulla nostra vicenda, perché il sopravvento l’avrà la grazia di Dio, non le difficoltà.
Per questo la nostra vita è racchiusa in queste parole: ecco, io vengo, per fare la tua volontà.
Lodiamo il Signore per questa pioggia di Parola che ha nutrito la nostra sete: il desiderio di tutti, espresso dal ringraziamento del parroco, don Peppino, è di accogliere e lasciar germogliare in noi il frutto di quanto abbiamo ricevuto. Ci sia di guida in questo la Madonna, pellegrina fra noi.

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