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1 Giugno 2014 – Ascensione del Signore – A

Verso la Domenica

suggerimenti per la preghiera comunitaria sul vangelo della Domenica

1° Giugno 2014 – Ascensione del Signore – A

«Andate!»: ci chiedi, Signore, di raggiungere ogni uomo e donna,
di qualsiasi razza, cultura, nazione, perché per tutti è l’amore del Padre tuo,
per tutti la chiamata alla vita e alla gioia.
Con Maria, tua e nostra tenera madre,
accogliamo il tesoro che ci hai messo tra le mani
e vogliamo condividerlo innanzitutto con i poveri, con chi soffre,
per annunciare come Lei la salvezza che viene dall’amore
e dalla disponibilità a lasciarti agire nella vita concreta e nel servizio.

 Vangelo di Mt 28, 16-20 

+ dal Vangelo secondo Matteo  

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

 Meditazione.

 

Essi però dubitarono

Può sembrare alquanto strano che proprio per la festa dell’ascensione la liturgia ci presenti un vangelo dove questa non appare. L’ascensione viene narrata nel vangelo di Luca, in quello di Marco, ma non in Matteo. Ebbene il brano è proprio di Matteo, ma perché questo? Perché l’ascensione non è una separazione di Gesù dall’umanità, ma una vicinanza ancora più intensa, non è un’assenza, ma una presenza ancora più viva e partecipata. Infatti l’evangelista scrive: “Quando lo videro” -e questo non riguarda la vista fisica, ma la vista interiore, quella della fede- “si prostrarono”. Quindi vedono Gesù risuscitato, si prostrano, cioè riconoscono in lui la condizione divina. Ma c’è una stranezza, “Essi però dubitarono”. Non si parla di persone qualunque, si parla degli Undici, coloro che l’hanno seguito, nonostante l’abbiano visto, riconosciuto – e non è poco – nonostante si siano prostrati essi però dubitarono. Ma di che cosa dubitano? Non che sia risuscitato, dato che lo vedono. Non che Gesù abbia la condizione divina, dato che si prostrano. Di cosa dubitano? Dubitano della capacità di raggiungere anch’essi la condizione divina, perché hanno visto quanto costa: l’infamia del tradimento, dell’abbandono e della croce. Sono loro che, quando nell’ultima cena insieme a Pietro avevano assicurato a Gesù che non lo avrebbero rinnegato, invece, appena Gesù è stato arrestato, lo hanno tutti abbandonato. Di questo dubitano: di  essere capaci di sopportare quello che Gesù ha sopportato.

 

Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli

Gesù si avvicina a loro e dice che gli è stato dato ogni potere in cielo e in terra, cioè la pienezza della condizione divina, e poi li invia. La relazione con Gesù è una relazione dinamica. L’amore di Dio non si centra su se stesso, ma vuole espandersi. Li manda a fare discepoli tutti i popoli, li manda alle nazioni pagane. E come? All’inizio del vangelo Gesù quando aveva chiamato i discepoli aveva detto: “Venite dietro di me e vi farò pescatori di uomini”: una chiamata ad andare per le strade, in cammino per le vie del  mondo ad incontrare la gente. Una chiamata che li fa uscire dagli spazi chiusi di se stessi, dalle situazioni irrigidite nelle quali possono essersi accomodati, per andare a incontrare chi ancora non conosce il Figlio di Dio.  Gesù dice di fare discepoli i popoli, come Lui stesso ha fatto, di condurre i popoli a professare la stessa fede in cui li ha educati a credere, di fare attenzione però a non creare legami di dipendenza, e di rimanere fermi nel condurre le persone a Cristo e  rendere tutti gli uomini discepoli dell’unico Maestro.

 

Battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

Si tratta di togliere gli uomini dall’elemento mortale, l’acqua, per portarli in quello che dà loro la vita. Adesso Gesù dice dove e come. Dove? In tutta l’umanità. Il campo di lavoro dei discepoli di Gesù è tutta l’umanità. Come? Battezzandoli. Il verbo “battezzare” non ha il significato liturgico che poi prenderà il verbo battezzare, che significa “immergere”. “Battezzandoli nel nome”, cioè nella realtà, “del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Il numero tre indica la pienezza, e qui vuole indicare la triplice realtà della condizione divina, cioè un amore incondizionato e  illimitato. Sarebbe a dire: “Andate e ogni persona immergetela, impregnatela di questo amore”. “Insegnando”, ed è l’unica volta in cui Gesù autorizza i suoi discepoli ad insegnare, “a osservare”, letteralmente “a praticare”, “tutto ciò che vi ho comandato”. E l’unica cosa che Gesù ha comandato in  questo vangelo, nel quale appare il termine “comando”, sono le beatitudini. La pratica delle beatitudini significa orientare la propria vita al bene degli altri. Questo non può essere insegnato con una dottrina, ma attraverso comunicazioni ed esperienze di vita. 

 

Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo

Ebbene, se c’è questo, ecco l’assicurazione di Gesù, “Io sono con voi”, infatti all’inizio del vangelo Matteo aveva presentato Gesù come “il Dio con noi”, un Dio che non era da cercare, ma da accogliere, e, con lui e come lui andare verso l’umanità. “Io sono con voi tutti i giorni fino … alla fine del tempo”. Gesù non sta dando una scadenza ma la qualità di una presenza.
Ecco allora ritornando al tema dell’ascensione vediamo che non é una separazione di Gesù dagli uomini, ma una presenza ancora più intensa. Non è una lontananza, ma una vicinanza continua, crescente, tutti i giorni. Lui si fa cibo per noi; e come direbbe  Sant’Agostino, a differenza delle altre volte in cui ci cibiamo, quando partecipiamo al Corpo e al Sangue di Cristo non noi assimiliamo questo cibo ma è questo cibo che assimila noi a Lui. E’ questo il nostro destino, siamo Figli di Dio, gli apparteniamo. Preghiamo per domandare la grazia di saper vivere con semplicità, con umiltà e riconoscenza questa bellissima vocazione: anche se non ce ne accorgiamo, Dio è sempre con noi.

   

Preghiera

Non riesco, Padre,
a pensare Gesù lontano, immerso in cieli infiniti.
Egli varca gli spazi di Dio, Tu Padre lo accogli,
e sul suo corpo glorioso vedi il prezzo del nostro perdono.
La nostra umanità, sfregiata dalla morte,
ora è nella gloria: in Gesù e  nel Suo Spirito dice: «Padre ti amo!».
Gesù, asceso al Cielo, è l’uomo nuovo che ci lega a te, Padre.
Tu sei Dio d’amore che vive in ogni uomo:
ecco il Vangelo, la buona notizia del Signore, più urgente che mai,
per questa umanità delusa che corre senza meta.
Fa’ che guardando al Cielo, nostra struggente nostalgia,
gridiamo il Vangelo d’amore e di salvezza. Amen!