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Visita Pastorale/ La zona pastorale di Isola del Liri

Se guardiamo, a volo di uccello o, per usare tecnologie più moderne, la sorvoliamo con un drone, la zona pastorale di Isola del Liri ci appare come un “unicum” di paesi, case, chiese, strade, campagne, legate da una stessa storia, stesse tradizioni, stessi problemi e stesse speranze. Sono 12 Parrocchie, alcune già accorpate “in persona parroci”, distribuite in 5 diversi Comuni: Arpino, Santopadre, Fontana Liri, Castelliri, Isola del Liri, più Carnello, frazione intercomunale divisa tra Sora, Arpino e Isola del Liri. Immersi in un paesaggio naturale variegato, che va dai boschi montani alle colline verdeggianti e alle pianure irrigate dal Liri e dal suo affluente il Fibreno, con la straordinaria presenza delle Cascate in pieno centro abitato a Isola del Liri, i sei paesi hanno caratteri e singolarità proprie. Già nelle epoche passate hanno vissuto momenti di incontro e camminiseparati, da antica Terra dei Volsci a conquista sannitica e poi romana: tracce di mura ciclopiche, antiche strade e cippi marmorei attestano la vitalità di questi luoghi fin dai secoli avanti Cristo, resi illustri nello scorrere del tempo da personaggi di rilievo in ogni campo dello scibile umano: l’oratore Cicerone e il santo Saverio Maria Bianchi, arpinati; l’antropologo isolano Giustiniano Nicolucci e i fontanesi Marcello e Ruggero Mastroianni. Bisogna arrivare al 1000 d. C. per poter raccontare con continuità e documentazione certa la sua storia, segnata soprattutto da lotte di conquista in quanto terra di confine, delineato proprio dal fiume Liri. Longobardi e normanni, angioini e aragonesi, spagnoli e francesi sembrano aver fatto a gara per portare in questa terra morte e vita, distruzione e rinascita. Castelli e torrioni a guardia del territorio e simboli della potenza delle famiglie dominanti – i D’Avalos, i Della Rovere, i Boncompagni, solo per citarne alcune – attestano una storia importante che abbraccia in misura diversa tutto il territorio. Fabbriche di ogni tipo: lanifici, cartiere, feltrifici, cartonifici, carta da parati, pastifici, liuterie, polverificio. Insieme alle scuole, ai luoghi di cultura e di divertimento e a tante chiese, tutte molto belle, sono prova concreta di una ricchezza economica, culturale e spirituale inimmaginabile per centri piccoli come questi. Poi la crisi degli anni ’70/80 del secolo scorso ha segnato una svolta impensabile con la chiusura delle fabbriche, la necessaria ma non facile conversione lavorativa e le inevitabili conseguenze sul piano economico e sociale con ricadute sul piano culturale e religioso. Se Castelliri da paese agricolo ha scoperto una sua vocazione industriale, Isola del Liri – denominata la piccolaManchester del Lazio – ha visto chiudere una dopo l’altra le sue numerose fabbriche e si è convertita recentemente da “Salotto della Ciociaria” a luogo di “movida” notturna. Anche Fontana Liri, che nello Stabilimento militare Propellenti – sorto nel 1893 nella parte bassa del paese – aveva trovato il volano per un nuovo percorso di vita e di storia, con la crisi industriale di tutto il territorio ciociaro accusa immobilismo e fatica. Se Arpino, luminoso faro di cultura classica,si impegna a tener vive storia e tradizioni con numerose iniziative, dal Certamen Ciceronianum Arpinas al Libro di Pietra, dai Musei della Lana e della Liuteria al Gonfalone estivo, arroccati più in alto, i piccoli centri di Fontana Liri superiore e Santopadre faticano a contrastare l’inarrestabile crollo demografico ed il pendolarismo quotidiano, per motivi distudio e di lavoro, con le inevitabili conseguenze sul radicamento del popolo al suo territorio e la perdita di appartenenza alla propria comunità. Elemento di unione tra questi paesi è la devozione alla Madonna di Loreto, che risale al 1656, quando il Duca Ugo Boncompagni fece voto alla Vergine Lauretana di tenere lontano dal suo Ducato la peste che tante vittime aveva mietuto nel Regno di Napoli. E il suo dono della lampada d’argento, fatto in segno di ringraziamento al Santuario marchigiano vive ancora nel ricordo e nella tradizione, soprattutto in occasione della festa annuale del 10 dicembre. La Madonna di Loreto, presente in ogni parrocchia, è da secoli la protettrice delle città di Isola del Liri e di Arpino. Dal punto di vista prettamente ecclesiale, la zona pastorale di Isola del Liri è suddivisa in 2 Unità pastorali – Isola del Liri/Castelliri/Carnello e Arpino/Fontana Liri/Santopadre – proprio per favorire una “pastorale d’insieme” che non vuol dire semplicemente delegare ad altri un servizio per risparmiare tempo ed energia, evitando di fare tutti le stesse cose, ma porre in essere forze, idee, strumenti, persone per un progetto comune. A tal fine occorre conoscere bene il territorio e i suoi bisogni umani e spirituali, tenere conto delle sue ricchezze culturali e della disponibilità di mezzi e strumenti che garantiscano il raggiungimento di un fine comune, importante, necessario, utile a creare una comunità cristiana sempre nuova, sempre vera. Un “cammino di insieme” si è fatto nell’ambito della pastorale familiare,sia nel passato con iniziative formative e di animazione, sia nel presente con il Progetto “Una coppia per parrocchia” e “Strade di felicità”, che ha visto 3 coppie-pilota e 3 presbiteri impegnati a realizzare la sua 1a fase e pronti ora ad allargarsi “a rete” per coinvolgere sempre più coppie e famiglie. Elemento di unione e di cammino comune è – ma potrebbe esserlo ancora di più – la presenza sul territorio di Confraternite, presenti in tutte le parrocchie, di Associazioni, Gruppi e Movimenti come l’Azione Cattolica, presente in due parrocchie di Isola del Liri, a Castelliri e a Carnello o il Rinnovamento nello Spirito o il Gruppo del Vangelo – a Isola del Liri ed Arpino –, il Volontariato vincenziano che da sempre è cittadino e non prettamente parrocchiale. In un tempo quale quello di oggi dove la mobilità la fa da padrona – per lavoro, commercio, scuola, tempo libero… – spesso il territorio dove si è nati non è quello dove si vive, e quello dove si risiede non è quello dove si vive stabilmente a causa della pendolarità quotidiana. Questo fatto non fa mettere radici da nessuna parte e rende vacillante ilsenso di appartenenza ad una comunitàcivile, ecclesiale, economica,politica, culturale,sociale. Così sembra perdersi il senso e l’immagine stessa di parrocchia,sia nella sua accezione originaria (dal greco paroikía vuol dire letteralmente “abitare vicino”,“stare presso”) sia nel significato attuale che la vede sempre più un semplice “distributore di servizi”, dai Sacramenti alle Messe disuffragio, dal pacco-viveri ai… certificati! Pensare insieme, intrecciare le esperienze arricchendosi reciprocamente, porsi alservizio gli uni degli altri, mettere a disposizione spazi e luoghi richiede apertura d’animo e spirito di fratellanza, impegno costante e voglia di incontrarsi. Siamo spettatori e attori di tempi nuovi, costruttori di ponti e non di barricate, entro cui difendere quel poco che abbiamo, che,se non condiviso, rischia di esaurirsi poveramente.

Luciana Costantini