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Il movimento dei focolari

Anna Maria De Santis e il movimento dei Focolari a Pico

Intervista di Ivana Notarangeli

Anna Maria condivide con noi la sua esperienza di conversione e fede: “Nel periodo adolescenziale la fede non mi coinvolgeva più, ma il mio percorso è ripreso proprio grazie all’incontro con il Movimento”.


“Che tutti siano uno: per queste parole siamo nati, per l’unità, per contribuire a realizzarla nel mondo”. Con queste parole, Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolari in Italia, sintetizzò in pienezza il carisma centrale che contraddistingue gli aderenti, l’unità, riprendendo le stesse parole di Gesù nel Vangelo secondo Giovanni: “Come tu, Padre,sei in me e io in te,siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. E il movimento fu fondato nel 1943, in un momento
drammatico per l’Italia e per il mondo, nel corso del II conflitto. Nonostante le tragedie di una guerra che sconvolse il mondo per un lungo periodo, Chiara non smise di fidarsi e affidarsi a Dio, portando con sé, all’interno dei rifugi durante i più spaventosi combattimenti, il Vangelo.

Un Vangelo letto con la luce di una candela insieme ad un gruppo di amiche. Una volta uscite dai rifugi, Chiara Lubich e il suo gruppo di amiche tentarono di vivere concretamente la parola, perché quel Verbo diventasse carne nella semplicità del quotidiano, trasformando l’ordinario in qualcosa di straordinario. Ben presto il loro esempio fece strada. Da Trento, prima sede del movimento dei Focolari e a seguito dell’incontro di Chiara con Igino Giordani, al tempo deputato della Democrazia Cristiana, il carisma si diffuse in Europa e in tutti i continenti. Nonostante Chiara Lubich sia morta da ormai 12 anni, il movimento dei Focolari ha continuato a fiorire senza sosta. E la storia di questo sviluppo, capillare e ininterrotto, si legge in semplici numeri che, però, restituiscono la grandezza che la Lubich ha saputo donare al mondo. Infatti, attualmente il movimento è diffuso in 128 stati e vi aderiscono circa 142.000 membri attivi, prevalentemente laici, ma anche sacerdoti e persone di vita consacrata, per un totale di 2 milioni di aderenti e 30.000 simpatizzanti di fede diverse.


Anche nella Diocesi di Sora – Cassino – Aquino – Pontecorvo si rileva la presenza del Movimento dei Focolari. E, per questo numero della rivista, l’Oasi Maria Betania si è portata a Pico, dove la voce di un’associata al Movimento dei Focolari si racconta.

Buongiorno Anna Maria e grazie per esserti resa disponibile a dare il tuo contributo per il periodico di spiritualità dell’Oasi Maria Betania di Don Alberto Mariani. Entriamo subito nel tema di questa nostra intervista. Com’è nato il tuo percorso di fede?


In modo normale. Sono cresciuta in una famiglia dove la fede non era vissuta in modo pieno, ma faceva parte della nostra vita. Dopo aver
preso l’Eucarestia, nel periodo adolescenziale la fede non mi coinvolgeva più, ma il mio percorso è ripreso proprio grazie all’incontro con il Movimento dei Focolari.


Chi è Anna Maria nella quotidianità?
La mia è una quotidianità vissuta serenamente, con il dà fare che c’è nella vita di ogni giorno, ma con il Vangelo che spunta da tutte le parti. Ho scoperto che il Vangelo è una cosa da vivere, non da relegare al momento della preghiera del mattino, della sera, della messa. Come appartenente
al movimento dei Focolari, abbiamo una proposta a cercare di realizzare il Vangelo nella quotidianità, viviamo e approfondiamo ogni mese una
parola del Vangelo, non solo meditandola, ma vivendola: una riflessione diluita nel tempo e poi esplicata in questa riflessione e azione. Dunque, sei membro del movimento dei Focolari.

Come e quando è nato il tuo desiderio di vivere in pienezza questo carisma?
È nato quando è venuto un sacerdote nella nostra parrocchia. Avevo 14 anni, ero un’adolescente in piena contestazione e il discorso religioso era

sbarrato, non doveva proprio esistere. Questo sacerdote ci ha parlato del Vangelo da vivere. Ciò mi ha incuriosito, anche se io avevo posizioni lontane dalla vita di fede. Poi, riflettendo su queste frasi che cambiavano, misono soffermata su una in particolare: “A chi mi ama, mi manifesterò”.
E questa sembrava andare contro il momento che vivevo. Infatti, mi chiedevo come potessi amare un Dio che io non cercavo; eppure questo mi
aveva incuriosito. Sfogliando, poi, il Vangelo, ho trovato un’altra frase: “Qualunque cosa avete fatto ai più piccoli, l’avete fatto a me”. Quando
ho letto questa frase, ho sentito come una risposta concreta alla domanda che mi ero fatta prima: “Come posso trovarti? Come posso amarti?”.
Pensavo fosse una cosa impossibile, ma avendolo chiesto a Lui ho compreso che, invece, non era così irrealizzabile. Partivo da presupposti lontani, era una cosa mai immaginata, non avevo mai riflettuto sulla possibilità della presenza di Gesù nell’altro. Era una meraviglia pensare che Gesù fosse presente nelle persone che mi passavano accanto, ma questa è stata la chiave per potermi aprire alla realtà cristiana.

Quando si è radunato per la prima volta il movimento dei Focolari a Pico?
Il movimento a Pico è arrivato negli anni ’70, lì c’è stata una grande fioritura, poi una flessione.

Perché avete avvertito l’esigenza di creare un movimento dei Focolari nella vostra comunità?

Non è stata un’esigenza studiata, perché l’associazione è nata per creare famiglia nella parrocchia. Si è diffusa con la conoscenza di questo movimento; è piaciuto e, man mano, si è iniziata a vivere questa parola di vita, che è il filo rosso di questa spiritualità. Ci siamo trovati anche con
altre persone che non sono di Pico, con cui ci vediamo regolamentate, per avere un confronto e scambiarci la vita vissuta. Anche questo è una
caratteristica del movimento: scambiarci la vita vissuta alla luce del Vangelo.

Qual è la tua giornata-tipo come aderente e quali sono le principali iniziative realizzate dal movimento dei Focolari di Pico?

Nella giornata-tipo c’è il coltivare la vita personale, andare a messa, che però non è caratteristica del movimento, come delresto la riflessione del vangelo. La differenza è la Parola vissuta. Viene messo in risalto l’attenzione al fratello; la fratellanza universale è caratteristica del movimento, l’altro non percepito in modo superficiale, perché in lui c’è la presenza di Gesù.


Come avete dovuto riorganizzare le vostre attività e giornate in questo tempo di isolamento e di pandemia mondiale?
Non ci siamo persi niente, abbiamo sfruttato le nuove tecnologie. Quando non potevamo vederci, se eravamo un piccolo gruppo, ci siamo riuniti con le video chiamate; quando il gruppo era più vasto, abbiamo usato Zoom. Dunque, abbiamo usato la tecnologia attuale.


Il vostro movimento conta al suo interno anche giovani ragazzi o questi ultimi non si ritrovano con gli ideali perseguiti dall’associazione?
C’è un settore vasto di giovani, impegnati anche loro a costruire questa fratellanza universale. Una cosa caratteristica vissuta dai giovani aderenti è il “timeout”. Infatti, essisi fermano per un minuto, alle 12.00, coinvolgendo anche gli amici, i non credenti, mentre i credenti possono pregare
per la pace universale. Dunque, è un impegno, perché l’ideale di pace universale è raggiungibile unicamente se sono in pace con me stesso e con
gli altri, per costruire rapporti di pace. Si tratta di un impegno quotidiano per tutti. Se venisse a mancare questo, quale pace potrei chiedere?

Quale ruolo svolgi attualmente all’interno della comunità parrocchiale di Pico?
In parrocchia, adesso sono all’interno del gruppo liturgico. Nel corso degli anni ho cambiato ruolo. Per molti anni sono stata nel reparto canto
per coordinare il coro; poi ho fatto la catechista. Ora, sono nel gruppo liturgico. In questo momento, mi sto occupando insieme ad altri della
preparazione della preghiera dei fedeli. La storia di Anna Maria è, anche questa volta, un’esperienza di conversione, avvenuta grazie ad un incontro. Uno di quegli incontri in cui Dio “veste” abiti nascosti ma, non per questo, la sua grazia non tocca e non produce effetto.

Ringraziamo Anna Maria per la preziosità del suo tempo e per questa condivisione.


Ivana Notarangelo