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Maria, donna della Visitazione

Speciale Convegno Mariano all’Oasi Mariana Betania

di Suor Antonella Piccirilli

 

Come acqua limpida di sorgente che sgorga dalle colline di Giuda, è il canto della giovane Maria, donna del primo passo, che si è messa in cammino, gravida di Dio, raggiungendo l’anziana parente, anch’essa visitata da Dio.

Il XXII convegno mariano, celebrato fra i colli della Ciociaria, ha avuto quest’anno a tema Maria, donna della Visitazione: un felice tentativo di mettere a fuoco questo aspetto di Maria donna, per sentirla vicina a noi, come donna dei nostri giorni, creatura come noi che ha fatto su questa terra un cammino, facendosi delicatamente, umilmente, strumento di Dio, nella sua femminilità.

A causa della pandemia il convegno non ha potuto svolgersi nella sua sede consueta, presso l’Oasi mariana Betania, nella splendida cornice del bosco in cui è immersa la casa di spiritualità, fondata da don Alberto Mariani; per questo, tutti i contributi sono stati trasmessi sul canale youtube di don  Alberto, fra il 15 agosto e il 6 settembre scorso. Il taglio scelto è, come da sempre per i convegni dell’Oasi, la popolarità, che non significa banalità, ma desiderio di portare al livello di tutti ciò che è stato via via meditato nei diversi sabati e nella domenica conclusiva, attraverso collegamenti da  diverse città d’Italia, con interventi autorevoli, uniti a testimonianze di gente comune, sacerdoti, madri di famiglia, consacrate.


Il punto di partenza comune? Aprirsi all’azione di Dio, come ha fatto Maria, perché c’è una visita prima della visita, come afferma don Alberto: quella di Dio a Maria, prima che quella di Maria a sua cugina Elisabetta. Paolo Curtaz sottolinea l’apertura di Maria, che “ha ricevuto questo irrompere di Dio nella sua vita”. Nel suo intervento Curtaz ha volato sulle ali della preghiera e della ricostruzione dell’evento, rivisto con l’immaginazione del poeta: “è bellissimo l’incontro fra queste due donne. Io mi immagino nel cortile polveroso nell’aia di questo agglomerato di piccole case basse, a
un unico piano, con un tetto di frasche. Elisabetta come prima cosa, scuotendo la testa, pronuncia quello che dal mio punto di vista è la miglior definizione spirituale teologica di Maria: come hai fatto a credere a una cosa così? “Beata colei che ha creduto”. Immagino come all’abbraccio conseguente, in Maria finalmente si scioglie tutta la tensione del viaggio. Allora è tutto vero. E lì in quel cortile io vorrei essere piccolino, mettermi in un angolo e guardare. Succede questa magnifica straordinaria poesia.
Questo canto danzante che è il Magnificat. Maria è una discepola danzante, non una discepola lamentosa. Maria è una discepola che vede l’opera di Dio in sé, questo Dio che fa grandi cose a chi lo lascia fare”.


Il convegno, partito il 15 agosto, ha puntualizzato in particolare quattro passi del percorso di Maria, donna della Visitazione: la partenza, il
viaggio, l’incontro, gli effetti. Mons. Gerardo Antonazzo, vescovo della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, ha sottolineato il dato che per comprendere la visita di Maria ad Elisabetta “occorre partire dalla visita di Dio a Maria: l’Annunciazione. Irrompendo improvvisamente nella vita di questa giovane è Dio che visita Maria. Attraverso Maria, è Dio che visita l’umanità. Quella della Madonna non è però una visita solitaria: nel Suo grembo c’è una Presenza, ella porta con sé il Figlio di Dio. Ed è proprio questa presenza a generare il movimento: la presenza di Cristo genera in Maria carità”. L’invito del vescovo Gerardo è ad “imparare da Maria e camminare con Maria. Come la Madonna, la Chiesa deve uscire in fretta per incontrare l’umanità, umanità bisognosa disperanza, alla quale Dio entra nel cuore attraverso il grembo di quella ragazza di Nazareth. L’uscita
di cui parliamo però non è un movimento allo sbaraglio, ma un’uscita dove Dio ci anticipa ed arriva prima di noi. Maria scopre infatti che Dio l’haIl Signore ci precede, ma per raccogliere i segni del suo passaggio dobbiamo uscire”.


Il vescovo di Aosta, Mons. Franco Lavignana, nel suo saluto ai convegnisti, invita a considerare il fatto che “l’immagine del cammino ci rimanda alla nostra vita, che è propriamente un’ascensione, un salire, a volte faticoso:
ne abbiamo fatto esperienza con il contagio. Verso che cosa camminiamo? Maria va per contemplare la potenza di Dio e rendergli gloria, assieme  all’anziana cugina, consapevole di quanto sta accadendo anche in lei. E noi,
stiamo camminando verso il Signore? Siamo consapevoli della nostra chiamata, del tesoro di grazia che Dio ha riversato nella nostra vita,
siamo pronti a dire disì? È bello notare – conclude mons. Lavignana – che la strada verso il Signore passa nella vita dei fratelli.

A mons. Luca Brandolini – vescovo emerito della diocesi di Sora e responsabile della liturgia in san Giovanni in Laterano – è stato affidato il compito di tracciare il collegamento fra la Visitazione e Cana, legame che è reso evidente nel canto di Zaccaria, marito di Elisabetta: “il Signore ha visitato e redento il suo popolo”. In questa visita, in questa redenzione
e salvezza, è presente la nuova alleanza sponsale tra Dio e l’uomo, tra Cristo e la Chiesa. Maria è al crocevia di questo mistero di salvezza, perché, afferma mons. Brandolini, “un’indagine accurata -soprattutto attraverso la
storia della salvezza e il linguaggio biblico – ci dice che c’è una misteriosa ma reale visita di Dio e del Signore Gesù suo Figlio – e accanto a lui sua madre – anche a Cana”. Con la scioltezza che caratterizza la sua  comunicazione, padre Luca mostra il passaggio fra la casa di
Zaccaria ed Elisabetta e il banchetto di Cana, dove l’alleanza si compie, dove la visita di Dio è suggellata dal segno del miracolo del vino per gli sposi.


“Maria – così chiosa don Alberto nelle conclusioni del Convegno – va dove Dio la manda, dove Dio la vuole. Non rimane in silenzio, in solitudine, ma è nel servizio… Da Elisabetta è rimasta a fare cosa, per tre mesi? A cantare,
condividere, servire. Non si è servi di Dio, se non si è capaci di essere anche servi degli uomini. Maria è immagine della Chiesa in uscita. La missione è quella che comincia dalla porta del vicino, dal santo della porta accanto,
come dice papa Francesco, dove Dio è già stato, perché è lui che suscita la santità”.


Occorre lasciarsi contagiare dalla sua gioia, distintivo fondamentale del cristiano, come ha affermato papa Benedetto XVI (31.5.2012), facendo eco a Giovanni Paolo II, che sentiva la presenza di Maria nel “cammino di fede del popolo di Dio verso la luce. Lo dimostra in modo speciale il cantico del «Magnificat», che, sgorgato dal profondo della fede di Maria nella visitazione non cessa nei secoli di vibrare nel cuore della Chiesa (Redemptoris mater, 35). Da Maria possiamo imparare l’atteggiamento
giusto per essere in ascolto di Dio, non avere paura, dirgli di sì e soprattutto lasciarci portare dallo Spirito dove ci vuole Dio, facendoci servi come lo sono stati sia Gesù che Maria. A proposito della visita prima della visita don
Alberto, nelle conclusioni ricorda santa madre Teresa di Calcutta, che alle sue suore – la cui missione è essere sempre in uscita verso i poveri più poveri della città e dunque in visita perenne – chiedeva, prima di uscire, di restare per un’ora in adorazione, per permettere a Dio di visitarle e riempire il loro cuore e al rientro di passare ancora da Gesù Eucaristia per
offrire il loro racconto e lasciarsi consolare. Maria fa coppia con Dio: è l’invito a non rimanere soli nell’annuncio. La Visitazione è un incontro che diventa danza con Dio, che coinvolge e abbraccia la vita. Possiamo infine soffermarci a vedere gli effetti di questa visita, considerando anche quello che succede nella nostra vita.  Alcune testimonianze nel corso degli appuntamenti lo hanno fatto ben risuonare, per lodare il Signore, ma sarà bello guardare a se stessi, e scoprire nella propria vita la visita di Dio, veicolata da Maria. Che la conclusione del Convegno sia stata in
realtà un’apertura alla testimonianza lo esprime bene la domanda finale, posta da don Alberto: “ma noi siamo pronti a lasciarci portare dallo Spirito, come hanno fatto Maria e Giuseppe, Elisabetta e Zaccaria?”


Suor Antonella Piccirilli