Testimonianze offerte nella settimana vocazionale tenuta all’Oasi nel Febbraio 2007

Credo di essere arrivata all’Oasi, come tutti, così, potrei dire quasi “per caso” (se credessi al caso). Don Alberto aveva da poco sostituito il mio parroco, al quale io ero legatissima e, come si può immaginare, lui non mi era molto simpatico… anzi non mi era simpatico affatto. Allora, sono venuta qui quasi per sfida: avevo sentito parlare dell’Oasi e non sempre ne avevo sentito parlare bene e questo mi ha portata a venire per curiosità, per vedere di persona cos’era tutto questo.
Ma non ho trovato quello che avevo immaginato. Da subito mi sono sentita amata e accolta nonostante fosse visibile che non ero arrivata con la bandiera bianca.
Sono stata invitata a tornare più spesso, il giovedì e il sabato sera. E così ho iniziato a fare… e più il tempo passava più io all’Oasi ho iniziato a trovarmi bene, tanto che non c’era giovedì o sabato a cui potessi mancare…
Poi è arrivato un momento buio della mia vita e io approfittavo di ogni piccola occasione per venire qui, per ritrovarmi tra le persone di questa comunità che nel frattempo era diventata per me davvero un’Oasi di ristoro mentre mi circondava un, seppur piccolo, deserto interiore. Qui ho imparato ad amare e ad affidarmi a Maria, che prima, come cristiana, ignoravo quasi completamente. Lei è stata davvero per me un’ancora di salvezza.
Non mi voglio soffermare sui particolari ma più il tempo passava più maturava in me il desiderio di conoscere meglio e più da vicino questa comunità perché mi sembrava che io all’Oasi c’ero stata da sempre… questo desiderio, però, è rimasto inespresso per molto perché non me ne sentivo affatto degna e, avendo solo 20 anni, pensavo che forse era troppo presto perché il Signore mi chiamasse a qualcosa di così radicale.
Avevo sempre sognato di aiutare le persone, volevo fare il medico e pensavo, sinceramente, che ci volesse una laurea o bisognasse fare un mestiere particolare per poterlo fare e quando ho conosciuto i membri di questa comunità ho capito che non era così… ho capito che anche a me, come cristiana, come battezzata, tutto questo veniva chiesto. E questa richiesta del Signore si iniziava a fare sempre più pressante per varie “coincidenze” che mi capitavano e che mi portavano sempre qui. Così chiesi a don Alberto di poter passare un po’ di giorni in ritiro qui e quello è stato senza dubbio il momento in cui il mio desiderio inespresso ha preso forma. Nel silenzio dei momenti passati in cappellina, mi sono ritrovata a meditare, sempre “per caso”, su Cana e Betania e mi è stato fatto capire che forse sarebbe stato il caso di fare la domanda di probandato.
E così il mio cammino qui ha avuto inizio. Le difficoltà subito mi si sono parate innanzi ma con l’aiuto dei miei fratelli ho capito che anche quelle erano e sono necessarie alla mia crescita: il Signore aveva solo iniziato a potarmi per farmi crescere.
Avevo una paura, però: avevo paura che stessi confondendo la chiamata del Signore con uno dei miei vari innamoramenti di adolescente… e non volevo! Con Lui non potevo dire, come avevo fatto altre volte in passato: “Adesso basta! Mi sono stufata!”… ecco, avevo il terrore di farlo di nuovo anche con Lui ma invece… Non dimenticherò mai il giorno in cui la mia consapevolezza di essere chiamata all’Oasi si è fatta più forte. Eravamo in cappellina per un incontro e leggevamo alcuni stralci del regolamento Oasi e proprio a me capitò di leggerne uno che dice: “Coscienti di rispondere a una chiamata sappiamo di non essere stati noi a scegliere Lui, ma che Lui ha scelto noi…”.
Già, Lui ha scelto me e io gli ho detto un si che so che deve essere nuovo e più forte ogni giorno… Il primo “Si per sempre” della mia vita che non mi spaventa perché è Lui che guida e non io!
Ecco, il cammino è andato avanti e gli anni sono passati molto veloci. Io sono solo all’inizio del mio cammino verso la santità ma so solo che è in questa cordata, tra le infinite che il Signore ci ha messo a disposizione, che io devo salire.
E’ solo un anno che sono un membro effettivo dell’Oasi. Sono una consacrata con voti in questa comunità, che a me piace chiamare <famiglia>… qui sto cercando di portare a radicalità la consacrazione che nel Battesimo già ho ricevuto. Io che, come dice S. Paolo nella prima lettera ai Corinti, sono la più piccola tra tutti …continuo sempre di più a sentirmi indegna di questa grazia ma so che non è per i miei meriti che il Signore mi ha scelta… A me sta solo, come serva di Cana, dire il mio sì a Lui ogni giorno, nella certezza che la Sua onnipotenza saprà trasformare anche la mia misera acqua sporca in vino buono…
A chi mi chiede se non mi spaventi tutto questo a 23 anni posso solo rispondere che ho chiesto al Signore la grazia di farmi imparare ad affidarmi a Lui. Io cerco, nonostante i miei numerosi limiti e la mia testardaggine, di donarmi a Lui e qui l’ho fatto completamente decidendo con la mia consacrazione di non appartenermi più. E la Sua risposta è stata quella di non farmi mai mancare nulla. Sto cercando di dare tutto e il risultato è che non mi manca nulla. E quando dico “nulla” intendo che Lui davvero pensa a tutto quando riesco ad affidarmi. A tutto: dalle sciocchezze, come gli esami superati, nonostante il fatto che l’università non è affatto al primo posto nella mia vita, alle cose più importanti, comprese tirate di orecchie quando servono.
Chi mi conosce sa quanto io sia volubile e quanti momenti bui attraverso per la mia poca fede… questo fa parte di me e Lui, nonostante tutto, continua a non farmi mancare nulla, a darmi tutto e di più, a ricoprirmi di amore.
Mi chiedo spesso: perché? Solo per Sua grazia.
Con la mia appartenenza a questa comunità ho capito che devo solo dire si oggi. A domani ci pensa Lui, i miei no di ieri li ha già presi in mano la Sua Misericordia. Maria continua a ripetermi: “Fai quello che ti dirà”. E la mia speranza è quella che il Signore mi apra sempre l’orecchio e il cuore per farmela capire. Per questo non mi mancano mai i fratelli della casa di Betania, i miei fratelli di comunità, che proprio come in cordata, mi tirano quando mi stanco e sbaglio e mi ricordano dove devo puntare, in un continuo sforzo a mantenere l’equilibrio tra il materiale e lo spirituale.
Spero di poter fare mie pienamente le parole di Paolo: “Io sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo… per grazia di Dio però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana…”(1Cor 15, 9).
E’ questo il mio impegno all’Oasi: non rendere vano tutto quello che il Signore mi sta donando e continuerà a donarmi, per me e per quanti egli metterà sul mio cammino.

Roberta.