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7 luglio 2017 – Venerdì – 13a settimana del Tempo Ordinario

Parola del giorno :“non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori

Vangelo del giorno: Mt 9,9-13                    

Malati nello sguardo e nei pensieri, i farisei
sono incorreggibili nel loro modo di reagire,
con giudizio critico, e forse anche un po’ con astio,
davanti alla scelta di Gesù di sedere a tavola,
con accanto i suoi discepoli,
insieme a pubblicani e peccatori che arrivano in gran numero.
Ed è proprio ai suoi discepoli che essi,
mancando di coraggio per affrontarlo direttamente,
presentano le loro rimostranze sotto forma di domanda.
Uditoli, però, Gesù risponde loro per le rime,
mettendoli a tacere prima ancora che la querelle si diffonda
e finisca per guastare il clima familiare del banchetto.
Non fanno reazione i farisei, mentre i commensali giudicati,
godono nel sentire Gesù
pubblicamente schierato dalla loro parte
e avvertono per lui una maggiore simpatia.
Prima di prendere comodamente le distanze dall’episodio,
farà bene anche a noi stare attenti e domandarci
da che parte ci troviamo in questa scena;
ossia, se siamo tra chi è sempre pronto a controllare, 
giudicare e condannare, con farisaica maniera, la vita altrui,
oppure dal lato di chi ascolta il Maestro e cerca di seguirlo,
accogliendone l’esempio sempre chiaro,
fatto – più che di parole – di amore, misericordia e perdono, 
rimettendo sempre a Lui il giudizio su ogni cosa.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».