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Don Davide Banzato: “Quando ho detto sì è nato qualcosa di diverso”

Tutto ha avuto inizio la mattina di Santo Stefano. Don Alberto riunì la redazione del giornalino dell’Oasi Maria Betania per stilare il piano editoriale del numero di gennaio. Sembrava un giorno strano per incontrarsi, all’indomani del Natale; eppure, in molti dicemmo di sì e ci trovammo seduti attorno ad un tavolo. Si discusse dei cambiamenti, delle proposte, dei programmi. Ognuno espose la sua idea, fin quando non si passò alla parte pratica: assegnare ad ogni redattore la pagina da curare, l’argomento da approfondire, il tema da affrontare.

E, così, venne fuori il Convegno Teologico – Pastorale di Aquino. Mi proposi io di andare,per raccontare l’evento. Don Alberto decise di arricchire la presenza dell’Oasi al Convegno. Perché fermarsi alla cronaca dell’evento? Ci voleva una voce,una testimonianza,viva e preziosa, di uno dei relatori. E, così, attorno ad un tavolo nacque l’idea, che Don Alberto condivise con tutti: l’intervista ad uno dei protagonisti del Convegno, il giovane sacerdote Don Davide Banzato, originario di Padova, ma ormai“figlio adottivo” delle nostre zone del frusinate. L’idea era brillante,mi entusiasmò,perché avevo sempre seguito quel giovane sacerdote in tv e le sue parole non erano mai state vuote per me. E sapevo che non sarebbe stato un incontro come tanti. Trascorsero i giorni e, senza neppure pensarci,mi trovai ad Aquino,su una delle poltroncine della Sala Giovenale,in anticipo,a preparare le domande. Cosa chiedere? Senza neppure il tempo di riflettere, venni chiamata, perché Don Alberto aveva intercettato Don Davide ed aspettavano solo me. Ma da qui è partita un’altra storia.

Presentazioni,strette di mano e lamia tensione si sciolse,perché trovai davanti a me un volto familiare,seppur conosciuto solo da qualche secondo. Don Davide lasciò,così, tutto quello che stava facendo e si pose in ascolto. Come fa da una vita, con i suoi ragazzi, nella Comunità Nuovi Orizzonti, fondata da Chiara Amirante, prima a Piglio, ora a Frosinone, dove da quasi quattro anni vive nella Cittadella Cielo.

L’ascolto, primo elemento della sua missione,come fa da quando aveva 18 anni e decise di lasciare la sua città natale, la sua famiglia,gli affetti più cari,per dedicarsi agli ultimi, a coloro davanti ai quali la società gira la faccia da un’altra parte. Dovevamo essere noi in ascolto, perché eravamo noi che domandavamo. Eppure è stato lui,che anche questa volta,con disponibilità,creava la giusta empatia. Sorridendo,si è messo a servizio, ascoltando quanto gli veniva proposto.

Raccontare Don Davide non è facile. Ma non perché lui non si lasci scoprire. Anzi. La sincerità e la genuinità della sua testimonianza contrastano inevitabilmente con l’ipocrisia che, spesso, il mondo di oggi offre. La sensibilità e la delicatezza dei suoi gesti e delle sue parole,l’incisività del suo non verbale colpiscono emettono di fronte all’autenticità di chi si apre, senza tenere nulla per sé.

Raccontare Don Davide è difficile, perché ogni cosa che si aggiunge potrebbe togliere qualcosa alla storia di un giovane,che poteva perdersi in un mondo lastricato di tentazioni. Che si è perso, rinnegando Dio e la chiesa,che ha sbattuto la porta del seminario minore di Padova, accompagnato da convinzioni ben radicate. Che per un anno ha vissuto senza Dio, ma poi si è reso conto che viveva senza amore, senza felicità. Che si è ritrovato,grazie ad un successivo incontro con Chiara Amirante e che,infine,ha lasciato tutto per andare incontro alla missione,come i pescatori del lago lasciarono le reti. E che si è fatto apostolo, per seguire Gesù. Soprattutto che,dopo essersi ritrovato, ha messo da parte il suo ego, per fare spazio alla sua storia con Dio,che gli chiedeva ancora un altro passo: la consacrazione completa del suo cuore e della sua vita al sacerdozio. Una chiamata che lo spaventava,ma di fronte alla quale ha ceduto e da cui ha ottenuto quella gioia che,come lui stesso continua a dire, non lo ha mai abbandonato. Il suo cammino si è completato con il conseguimento della laurea in Teologia Morale, mentre la sua missione di evangelizzazione continua ancora oggi anche con i programmi che tiene in tv. Su tutti,“I Viaggi del Cuore”, oltre che “Le ragioni della Speranza”e “Sulla via di Damasco”,solo per citarne alcuni. Nello scorso numero di febbraio, leggendo il pezzo sul Convegno, è stato possibile conoscere parte della storia passata e della missione attuale di Don Davide,oggi Assistente Spirituale Generale presso la Comunità Nuovi Orizzonti e Missionario della Misericordia.

Questa breve intervista è stata differita, invece, in questo nuovo nuIntervista a Don Davide Banzato: “Fino al giorno del sacerdozio, ho sofferto, ma da quando ho detto sì è nato qualcosa di diverso” mero, perché merita il giusto spazio e, perché, inserita dopo l’intervento che Don Davide ha consegnato alla platea nelcorso del Convegno del 28 gennaio ad Aquino, permetta a chi legge e anche a chi scrive di comprendere davvero la storia di questo giovane sacerdote, che ha scelto la strada del Vangelo. Del Vangelo vissuto ogni giorno accanto a chi non ha più una speranza.

Don Alberto: Siamo già pronti per fare questa piccola intervista.Non abbiamo video, ma non serve, perché ci serve soltanto per poter ottenere qualche risposta a delle domande che questa ragazza ha preparato.

Ivana: Intanto, è un piacere conoscerla, io la seguo sempre tanto con la trasmissione “I viaggi del Cuore”.

Don Davide: Grazie Ivana: Avevo delle curiosità da chiederle per il nostro giornalino, il giornalino dell’Oasi.

Don Alberto: Il giornalino dell’Oasi Maria Betania di DonAlberto.Disicuro lo conosce.

Don Davide: Sì,sì,cisiamo già sentiti.

DonAlberto: Abbiamo fatto il ritiro insieme,con gli esercizi.(Don Davide annuisce).

Ivana: Prima di rispondere alla sua chiamata per il sacerdozio, lei era già una persona impegnata nella chiesa, la sua famiglia aveva già costruito per lei un percorso di fede oppure si è avvicinato pian piano a questo traguardo? (Don Alberto, in sottofondo: Ma tu fai delle domande che vogliono una giornata di risposta, ma lui sicuramente sarà concisissimo. Risata generale).

Don Davide: Allora,vengo da una famiglia cristiana,chemi ha trasmesso ivaloricristiani.Però,nella fase in cui ho vissuto era anche una cristianità della domenica, diciamo, anche se la con semplicità quotidiana, con la preghiera, con i valori vissuti. Poi, questo mi ha portato a fare tante belle esperienze: penso all’azione cattolica,penso allo scoutismo,penso alseminariominore,dove in parte ho vissuto un’esperienza positiva, in parte anche negativa.

Ivana: Davvero? Don Davide: Sì, a tal punto che sono uscito dal seminario minore, chiudendo il mio rapporto con Dio e anche con la chiesa per un periodo e giurando nella vita di fare tutto, ma mai il prete. Poi, l’incontro con Chiara Amirante e con Nuovi Orizzonti mi ha riavvicinato a Dio e al Vangelo, in primis. Però, ho avuto tre anni di fidanzamento, Nuovi Orizzonti era una realtà principalmente, anzi all’epoca solo di laici, non esistevano i sacerdoti. Dunque, fuori,non c’era nellamia testa l’idea di diventare sacerdote.E,invece,poi stando in ascolto e in preghiera si è riaffacciato qualcosa che sivede che anche da bambino avevo già sentito, che era questa spinta al sacerdozio. Per me, rispetto ad altri, è stato un percorso complesso,perché stato un percorso anche doloroso,di accettazione della volontà di Dio,(sorride) perché io non volevo diventare sacerdote,un po’per le esperienze vissute, un po’ per le resistenze e anche un po’ per il pregiudizio. Io pensavo che diventando prete,sarei stato infelice. Ivana: Oh, ecco, aveva già posto una barriera tra sé stesso e quella che era la risposta.

Don Davide: E lì dico che è stata la Madonna a fare un lavoro interiore, che piano piano è come se avesse, con grande pazienza, la Madonna e, poi, le persone che mi hanno sopportato e supportato nel tempo: penso a Don Salvatore Boccaccio, che è stato fondamentale insieme a Chiara Amirante,hanno aiutato a far sì che io piano piano provassi a vivere, la sintetizzo in questa preghiera di Gesù,“Non la mia, ma la tua volontà”. (Sorride di nuovo) Però, io devo anche testimoniare che,in realtà, fino al giorno del sacerdozio ho sofferto. Era come farmi un po’violenza.Da quando detto disì,invece,è nato qualcosa di diverso: è come se fosse morta una parte di me e poi fosse iniziata

a nascere una parte nuova dentro di me e una gioia che non èmai più andata via.Anche se ho avuto sempre anchemomenti difficili, come nella vita di tutti. In qualsiasi vocazione ci sono momenti di crisi o di difficoltà, però con una gioia crescente che non è mai andata più via.

Ivana: Bellissima la sua esperienza, davvero. Involontariamente ha anche risposto alle altre domande che avevo preparato: da dove nasceva la sua vocazione al sacerdozio e , quindi,come era giunto qui nella nostra provincia. E,appunto,ierisera avevo sentito nell’intervento del Professor Martinez parlare di questa crisiche sta attraversando quella che è la nostra società. Leicosa sisentirebbe di dire ad un giovane che in questomomento vive una crisi interiore profonda e che,soprattutto, percepisce un’assenza di Dio nella sua vita e nella sua quotidianità?

Don Davide: Ecco,la risposta giusta è che non direi niente,perché il grande problema è che noi dobbiamo sempre dire qualcosa.Invece, un giovane che è in crisiva ascoltato,va accolto. Punto. E questo è il primo punto. È il punto che ho imparato anche nelmetodo proprio che ho vissuto a Nuovi Orizzonti,ma in realtà è,poi,il punto evangelico.Gesù,se lo guardiamo,annuncia,ma se dovessimo quantificare il tempo che dedica alle persone, d’ascolto, d’incontro, è tantissimo. Ecco, proprio una Chiesa e, diciamo, forse anche noi che impariamo ad ascoltare,ma anche da sacerdote, io una cosa che non sopportavo tanto dei preti (sorride ancora) era quando avevano sempre una risposta pronta. Anche noi possiamo tranquillamente dire che non sappiamo dire delle cose, oppure essere veri. Ecco, la comunicazione vincente è essere auten- L e guerre non si combattono solo con le armi. E stare in guerra non significa necessariamente scendere in trincea,sparare e schivare colpi. Di guerre ce ne sono tante e di tanti tipi.Di nemici anche. Questa volta il nemico è silenzioso e invisibile e la guerra, per questo, ancor più ostica. Mai avremmo pensato che dall’oggi al domani, senza preavviso alcuno, l’equilibrio mondiale sarebbe stato pericolosamente compromesso da un nuovo male che attenta alla vita umana e semina incondizionatamente morte ovunque. Non siconosce ilvolto dell’attentatore silente.Ilsuo nome sì; covid 19,meglio noto come coronavirus. Una particella virale che si è espansa a dismisura colpendo ilmondo per intero, lasciandolo completamente impreparato e disarmato. La conta delle vittime è impietosa.Numeri da rabbrividire. Popolazioni decimate. Ma la riflessione non vuole vertere né sulle statistiche, né sulla questione medico/scientifica di cui si parla ininterrottamente ormai da giorni. Credo sia più giusto lasciare questi argomenti a chi ne ha effettivamente le competenze, senza che anche noi azzardiamo ipotesi che ad altro non servirebbero se non ad accrescere la confusione e il panico che ormaiserpeggia tra la gente.Troppiscienziati improvvisati! Lemie perplessità sono di altro tipo.Non voglio nemmeno sposare tesi più omeno complottistiche (alcune delle quali anche verosimili,se non altro suggestive) sui perché sta succedendo tutto questo. Ma un dubbio si fa sempre più spazio tra i miei pensieri che, ammetto,rimangono al momento abbastanza confusi. E se fosse la natura stessa ad essersi ribellata? Se fosse stata proprio lei a scatenare la pandemia? Magari per darci un segnale. Magari per farci capire che davvero abbiamo esagerato nel voler cambiare ciò che fondamentalmente non può essere cambiato. Che ad alcune regole bisogna sottostare.Che alcune regole sono vitali. Chi mi ha già letto saprà anche della mia vena anacronistica. Mai negata e mai nascosta. Rimando quindi le mie esternazioni sul progresso-regresso ad articoli passati. Però non posso fare a meno di notare i tanti e tanti moniti che la natura ci ha dato nel corso degli anni, che avrebbero dovuto farci riflettere e che noi per tutta risposta abbiamo continuamente ignorato. Allora resta ferma lamia domanda: la natura si è stancata? QuandoMosè volle condurre ilsuo popolo fuori dall’Egitto incontrò l’ira del faraone che cercò di ostacolarlo in ogni modo.Intervenne Dio che con varisegni cercava di avvertire ilcapo egizio di lasciare liberi gli ebrei al loro destino. Uno, due, tre. Molti segni. Inascoltati. Alla fine un vento di morte invase l’Egitto. IL CORAGGIO DELLE IDEE Rubrica a cura di Ardita Flores 27 • Oasi Betania NEMICI INVISIBILI tici e veri: dire, offrire, però sempre partendo dall’ascolto.Cioè,penso che anche lo “Shemà Israel” ci insegni questo:“Ascolta Israele”.L’ascolto,l’accoglienza, poi,se dobbiamo dirlo da un punto divista anche strategico,di evangelizzazione, funziona di più, perché nel momento che tu ascolti fai,crei un’empatia. L’altro è, poi, più disponibile lui all’ascolto, eventualmente. Generalmente l’ascolto vero arriva quando lui fa una domanda a te.Allora,se l’altro ti fa una domanda, puoi dare anche una risposta. Però, una risposta che sia vera, ecco da cuore a cuore. Penso al documento più importante sull’evangelizzazione, “L’Evangelii Nuntiandi” di Paolo VI, dice proprio questo,che nessuna tecnica di evangelizzazione può sopperire quello che è l’incontro da persona a persona. E un incontro da cuore a cuore è un incontro che passa principalmente dall’ascolto.

Ivana: Certamente. Ed, ora, più che altre domande, desidero ringraziarla per il tempo che ci ha dedicato e,soprattutto, perché davvero il suo messaggio arriva sempre, ogni volta, ogni volta che io personalmente l’ascolto, perché ho avuto modo di ascoltarla in un momento davvero di grande dubbio,di grande incertezza,dove non sapevo se la scalata che avevo davanti fosse davvero raggiungibile. Invece, poi, ce l’ho fatta e penso sia stato anche grazie all’ascolto delle sue parole. Don Davide: E,allora,grazie a te,grazie a Dio,che ci usa sempre,comunque. Ivana – Don Alberto: Assolutamente. Grazie ancora Parole che sono vita vera. La vita vera di chi, come Don Davide, continua a porsi in ascolto e a cercare Dio nel volto di chi soffre, per tendergli una mano e permettergli di scoprire l’amore del Signore,che dà gioia,che guarisce. Che salva.

Ivana Notarangelo