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25 giugno 2016 - Sabato - 12a settimana del Tempo Ordinario

Parola del giorno :“Va', avvenga per te come hai creduto"

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Oasi Mariana Betania
  La festa ad Alvito per i 25 anni dell’Associazione Oasi Mariana Betania
 
Le riflessioni dei Vescovi Antonazzo e Brandolini
 
 

Domenica evento di gioia, di preghiera e di festa, con amici a centinaia, per dire grazie a Dio del dono ricevuto: il pomeriggio del giorno 11 ottobre scorso, all’Oasi Mariana Betania di Alvito, voleva essere questo e lo è stato. Venticinque anni dall’acquisto del primo casolare, da cui è sorta la casa di spiritualità e accoglienza “Oasi Mariana Betania” con l’associazione da cui prende nome, sono stati un’occasione importante per coinvolgere chi ha cominciato il cammino e chi si è aggiunto a mano a mano, tutti accomunati dal desiderio di dare forma all’accoglienza, in un fiorire di vocazioni ecclesiali, diverse nella realizzazione, unite nella condivisione di un dono comune, a servizio della Chiesa. Il pomeriggio si è aperto presto,complice anche il cielo nuvoloso ma senza più pioggia, con due mostre, una fotografica, l’altra di icone mariane, testimoni dei 17 convegni mariani celebrati all’Oasi; intanto il bosco si è affollato di presenze amiche, quasi un migliaio di persone, provenienti da più parti della Diocesi, ma anche da Caserta, Napoli, Roma, Latina, con arrivi anche dalla Val d’Aosta; messaggi di saluto che si sono rincorsi per testimoniare vicinanza, auguri di buon cammino, gioia, santità. La presenza del vescovo Gerardo ha aperto la festa, custodita da una grande “tenda rossa” montata per l’occasione in mezzo al bosco. Le sue parole di saluto indirizzate all’Oasi, come “ Associazione pubblica di fedeli” hanno ricordato che “essa è uno degli strumenti attraverso i quali che la Chiesa offre l’opportunità a dei laici di poter cogliere sempre di più la profondità, la bellezza, il gusto della vita cristiana”.Ha dichiarato ancora il Vescovo: “ Noi siamo nel decennio della Chiesa italiana, delle nostre comunità, nel grande progetto dell’educare alla vita buona del Vangelo; del Vangelo come persona, perché Gesù è il Vangelo. Dunque educare alla vita buona di Cristo!Il nostro percorso formativo si nutre di Lui, d’altra parte sono questi i principi ispiratori dello statuto dell’Oasi: formare dei laici alla vita buona del Vangelo, lo traduciamo per questo decennio, ma vale per sempre. Allora vi lascio uno slogan che è anche un augurio: cercate di non essere sempre gli stessi, nel doppio significato; cercate di non essere gli stessi, come eravate venticinque anni fa, perché la vostra appartenenza diventi non solo un fatto aggregativo, ma formativo. Significa cambiare, avere un percorso che segni un cambiamento profondo, radicale, una maturazione sempre più feconda della nostra vita cristiana, singola, di coppia, di genitori, di figli, di presbiteri e anche di religiosi. Tanto è vero che questa formazione può svilupparsi, e lo sapete bene, in una maniera così feconda da poter diventare anche consacrazione laicale. La consacrazione è un’espressione alta della vita cristiana; san Giovanni Paolo II parlava della santità come misura alta della vita cristiana ordinaria. Mi pare che sia proprio questa la definizione più bella di una consacrazione laicale, la misura alta della vita cristiana ordinaria. Chi arriva anche alla consacrazione nell’Oasi non è che faccia dei mestieri particolari: vive la vita ordinaria di singolo, di coppia, da consacrato, cioè con la grazia dello Spirito che lo porta, lo chiama a vivere una misura alta della vita cristiana ordinaria. Ecco allora, in che senso dovete cercare di non essere sempre gli stessi: cambiare, crescere, sviluppare esprimere, far esplodere tutto il potenziale di una vita cristiana bella e vissuta secondo il Vangelo. E poi, il secondo significato, è anche una provocazione, cercate di non essere sempre gli stessi, nel senso di allargare questa tenda il più possibile! “.Il pomeriggio è proseguito con la coreografia sulla storia dell’Oasi, curata dai giovani dell’Oasi, con la “performance” del gruppo giovanile “From dust”, veri atleti della gioia, musiche dal vivo, con i giovanissimi Chiara Ferri al violino, al violoncello Francesco Mattacchione, alle chitarre Angelo Ferri e Michele Saccucci, all’ armonica a bocca e alla tastiera Luigi Mattacchione. E’ seguita l’esibizione dei canti scritti dal fondatore, don Alberto Mariani, musicati dal maestro Luigi Mattacchione, eseguiti da Deborah Di Vetta e William Schiavo, accompagnati alla tastiera da Chiara Lombardi e dal maestro Luigi Mattacchione con l’armonica. Simpatico,colorito e significativo è stato l’intervento di don Bruno Antonellis, che ha anche letto il messaggio di mons. Lorenzo Chiarinelli. Pure mons .Filippo Iannone ha rilasciato una dichiarazione registrata in video. Gli auguri sono pure giunti da parte di mons. Bruno Forte. Padre Luca Brandolini, strumento di Dio per il discernimento e l’approvazione dell’Opera, ha ricordato i passi concreti di un cammino non facile per arrivare a definire, riconoscere e dare forma giuridica a un progetto che è stato riconosciuto come proveniente dall’Alto. “Occorre mettere in risalto che oggi è la festa di san Giovanni XXIII e la giornata odierna coincide con i 50 anni della conclusione del Vaticano II, con la sua idea di Chiesa popolare, la Chiesa popolo di Dio, con la riscoperta dei laici, stagione della quale il passaggio dello Spirito Santo ha fatto evidenziare i carismi laicali, e da questo sono nate le molteplici forme di associazionismo dei laici, che penso siano il futuro della Chiesa. Quando don Alberto ha cominciato a parlarmi di monachesimo, io non guardavo con molta simpatia a questa comunità. D iscernere richiede distinguere nello Spirito i fermenti nuovi dei gruppi ecclesiali dove stava il bene. Io guardavo con un po’ di sospetto, lui questo lo sa, e buttavo acqua sul fuoco, non ci vedevo chiaro, monaci, monache, famiglie e chiedevo lumi al Signore! Che cos’è che mi ha fatto cambiare idea? È stata la decisione di affidare a don Alberto quel ministero difficilissimo, dell’esorcistato. Ed è stata un’illuminazione del Signore questa. Lui che è un vulcano, non è facile tenere i piedi per terra sognando, non volevo che fosse una chimera. Io vedevo che c’era del bene, però bisognava incanalarlo. Questa realtà mi preoccupava sotto due punti di vista: il primo quello giuridico; bisognava inquadrare necessariamente questi fermenti che stavano nascendo nell’Oasi in un contesto ecclesiale e giuridico sicuro. Ecc, mons. Filippo Giannini, giurista, ma anche pastore: lo suggerii a don Alberto. E poi mi preoccupava molto la dimensione oltre che spirituale, anche pastorale. Per la dimensione spirituale non vi nascondo che avevo un timore, che si cadesse nel devozionismo mariano, e mi preoccupavo che qui fiorisse un centro mariologico serio, come poi di fatto è avvenuto, attraverso i convegni annuali. La spiritualità di Cana, che soggiace all’Oasi è “fate quello che Gesù vi dirà”: Maria indica Gesù, rimanda a lui, anche se è lei che prende l’iniziativa. E a me preoccupava molto che al centro della spiritualità ci fosse la Parola di Dio. E infine mi preoccupava la pastorale. Paolo VI diceva: l’icona del samaritano è stata il paradigma della spiritualità e dell’azione pastorale del Concilio. Chinarsi sull’uomo. Ma per chinarsi sull’uomo c’è la pastorale delle tre A: Attenzione ai bisogni del territorio: le ferite dell’uomo! Così, questo luogo è diventato l’ospedale da campo, direbbe papa Francesco! Qui hanno cominciato a bussare tutti quelli che hanno delle domande dentro, hanno dei bisogni spesso inespressi, situazioni di disagio, e hanno bisogno di incontrare qualcuno a cui vuotare il sacco e ricevere il ministero, “l’olio della consolazione e il vino della speranza “ dice sant’Agostino.Allora ecco l’Oasi come si è configurata. Ascolto, in senso biblico, ascolto della Parola di Dio: bellissima questa iniziativa di mandare la Parola ogni giorno via e.mail. L’ascolto della Parola per imparare ad ascoltare gli altri. Provate a telefonare a don Alberto e vedete se riuscite a trovarlo! Dove sta? Sta sempre chiuso a sentire le persone e a curare le ferite “con l’olio della consolazione e il vino della speranza”.Accompagnamento: sostegno, cura, servizio. Icona del samaritano e di Emmaus. 25 anni, per dire grazie al Signore, e ancheper verificare, riprendere in mano lo Statuto e riformare, perché è la struttura dell’Oasi è la cosa più interessante! È una serie di cerchi concentrici che vanno avanti fino a sfumarsi. Questa deve essere una casa spalancata a tutti gli stati di vita: chi vuol vivere la consacrazione anche con la emissione dei voti, la viva, chi vuol vivere con un impegno di preghiera, di ascolto della Parola, e di carità fraterna, anche senza voti, e poi ci sono i cercatori della verità, ai quali non si può chiedere mai a quali bisogna dare il meglio, perché possano dire: ho vissuto un momento bello, ci ritornerò”.Importante la presenza di padre Antonio Siciliano, passionista, testimone e protagonista dei primi passi dell’Oasi, con don Alberto Mariani e le persone che attorno alla “Parola” hanno cominciato a sognare un nuovo modo di rispondere a Dio, nel servizio e nell’umiltà. I bambini, sempre vivi,simpatici ed unici, con un significativo canto hanno concluso la prima parte del pomeriggio. Infine, l’agape fraterna che ha visto i “coinquilini ” presenti, condividere fino a tarda serata la gioia di essere famiglia di “una casa vera”.


Antonella Piccirilli e Gianni Fabrizio (dal sito della Diocesi di Sora

 

06 settembre 2015, seconda fase

del XVII Convegno Mariano

 

"Maria regina delle Vittorie"

Maria Regina delle Vittorie: ecco il titolo del convegno popolare mariano, giunto alla XVII edizione, che è stato celebrato all’Oasi Mariana Betania, con canti, riflessioni, testimonianze, Messa, serenata a Maria, agape fraterna.

Il tema nasce dalla mente e dal cuore di don Alberto Mariani - quasi come per ispirazione immediata -collegato al capitolo 12 dell’Apocalisse, in riferimento alla donna che deve partorire, al drago rosso che vuole assalire lei e il bimbo che viene dato alla luce: questa immagine -che la Chiesa volentieri associa a Maria - fa dell’umile ragazza di Nazaret la regina che vince il male con l’amore del suo figlio Gesù.

Nella prima fase del convegno, svoltasi il 15 agosto, sempre all’Oasi - nello stile sobrio che contraddistingue questa esperienza - è stato dato il via alla riflessione, che è approdata nella celebrazione della seconda fase del convegno, nella quale sono intervenuti coloro che hanno inviato il loro contributo di testimonianza e di preghiera.

Nelle piste di riflessione è stato messo in evidenza il riferimento storico del titolo Regina delle vittorie, festa che fu istituita da san Pio V in occasione della guerra di Lepanto, in difesa dall’invasione dell’Europa. L’esercito in campo risultò essere - in tale occasione - di molto inferiore a quello nemico, per navi e per altro. Nel conflitto la battaglia venne vinta per la preghiera che il Papa aveva chiesto, grazie all’intervento della Madonna, da allora invocata con il titolo di Maria Regina delle Vittorie.   Anche oggi, in altri campi, avvertiamo tutti che c’è una battaglia forte nella fede, soprattutto contro la Chiesa. In fondo possiamo dire di essere chiamati alle armi, ma quali armi? Per il cristiano le armi ordinarie suggerite da don Alberto sono quattro: la Parola di Dio, i Sacramenti, l’Amore verso tutti, la vita di Comunità, che poi è la Chiesa, a cominciare dalla prima comunità che è la famiglia, definita ‘piccola chiesa’.

Altre tre armi ‘straordinarie’, che pure sono di grande aiuto, sono l’umiltà, l’obbedienza, il servizio: in queste armi Maria è maestra, lei che è Regina perché umile, obbediente, serva.

Su questo si è riflettuto e pregato all'Oasi, fra canti, condivisione, gioia di conoscere la via da seguire per vincere con l’amore la battaglia della vita.

 

MARIA, REGINA DELLE VITTORIE

Offriamo qui di seguito un breve lettura dell'icona di Maria, Regina delle Vittorie,
realizzata da Giuseppina Bellisario, su trittico in legno

Questa icona si può considerare come una piccola “tesina” dipinta.

Essa fa riferimento a tre immagini esistenti di Maria Regina delle Vittorie, la prima, del 1063, a Cerami in Sicilia, la seconda, del 1514, a Parete, e infine la Madonna della Vittoria di Lepanto,  del 1571.

In parlerò delle straordinarie storie che accompagnano questi dipinti, ma di quello che simbolicamente rappresentano. Sicuramente  l’icona di Cerami -attualmente a Piazza Armerina - è un elemento centrale dell’icona, non solo come elemento pittorico ma per i suoi contenuti.

Nella sacra immagine di S. Maria a Parete, la Madre del Signore viene rappresentata in atteggiamento di preghiera, vestita in maniera regale con il capo coperto e incoronato. Ai lati due angeli, in espressione di servizio e di profonda venerazione, offrono alla Regina delle Vittorie il mondo, la palma della vittoria, e lo scettro, segni evidenti della efficacia e della universalità della sua mediazione materna. Ho ripreso inoltre la presenza degli angeli che la incoronano Regina.

L’icona di Cerami, donata dal Papa Alessandro II al condottiero Normanno Ruggero, fu dipinta fuori dalla Sicilia, ed è da iscrivere fra le icone dette della “Elousa” (Tenerezza), caratterizzate dal contatto fra le guance di Maria e Gesù.

Veniamo alla descrizione della nostra icona: qui i due volti –quello della Madre e quello del Figli - sono distaccati. L’abbigliamento del bambino, all’altezza della vita, punto di confluenza delle due bretelle, presenta ancora una fascia dipinta in rosso ”fuoco”, che vuole pienamente simboleggiare la gloria di Dio che riveste il Bambino: ”La Gloria del Signore era come fuoco divorante”(Es.24,17)

La mano di Maria sostiene il Bambino alla vita: questa posizione vuole rappresentare l’episodio cristologico della Presentazione al Tempio, quando alla vergine viene anticipato il futuro sacrificio del Figlio, cosi vistosamente  simboleggiato dalla colorazione  rosso intensa della tunica del Bambino.

Questo aspetto è fortemente evidenziato dalla presenza nelle decorazioni di corallo, donato all’autrice dell’icona, Giuseppina Bellisario, dalla Sicilia per la realizzazione dell’icona di oggi: questo ”gioiello del mare” -che ha le sembianze dell’albero della croce, nuovo albero della vita - è considerato uno dei simboli della Passione di Gesù, che assumendo  in se le realtà umane  degradate dal peccato, salva il mondo versando il suo sangue  per la redenzione dell’umanità. Il sangue offerto da Cristo è per l’umanità cammino che conduce alla rinascita, porta che si apre sull’eternità.

Lo sguardo di Maria è dolce e al contempo compenetrato: Lei per prima sorreggendo il Bambino alla vita, con fede, come pose il Bambino Gesù a Simeone, lo pone a noi con tanto amore e ci invita ad accoglierlo come Luce del mondo (Cfr.Lc 2,25-35).

Le labbra di Maria sono chiuse ma hanno appena pronunciato ”Fate quello che vi dirà”(Gv 2,5): ci invita a riempire dell’acqua della fede le “giare dei nostri cuori”.

Qui Maria viene presentata tutta avvolta nel moforion (manto che copre il capo e le spalle della Vergine Madre); solo sotto la vita si intravede il chitone celeste(tunica di stoffa chiusa da una cucitura), proprio come farebbe colei che si avvolge nel suo mantello per intraprendere il cammino. Maria è “Condottiera Celeste”, ella si mette in marcia verso i nostri cuori e combatte con noi e per noi per guidarci al suo figlio Gesù.

Gesù viene rappresentato con le braccia e le gambe scoperte: nell’iconografia bizantina soltanto i servitori venivano rappresentati con le maniche corte perché le loro  braccia, ben visibili, appartenevano al loro padrone. Gesù offre le sue braccia e le sue gambe - simbolo di operosità - perche egli viene per servire e non per essere servito (Mc.10,42-45). In questa icona sia i gomiti che le ginocchia  si presentano velati, decorata con fiorelini: la velatura lascia vedere gli arti e sottolineare la natura divina di Gesù Cristo , che è venuto per servire, ma nel contempo protegge i suoi.

Il Bambino si agita vivacemente e guarda verso lo spettatore; originariamente con la mano destra aveva un rotolo aperto, ormai cancellatosi dall’icona, ove la tradizione vuole sia scritto: ”Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio.”(Lc4,18).

È stato introdotto infine tra le mani della Vergine Maria il rosario, volendo ricordare la battaglia di Lepanto, per sottolineare il bisogno di riempire i nostri cuori della fede e dell’umiltà nella preghiera.

Maria Immacolata Regina delle Vittorie  è accanto a noi in tutte le nostre vicissitudini umane ma principalmente per combattere con noi  la grande Battaglia della nostra salvezza, e condurci nel regno dei cieli, rappresentato dall’oro che invade luminoso il fondo dell’icona.

 

Itinerario di preparazione alla consacrazione a Gesù per le mani di Maria

Proposta per la 1a serata – sabato 16 maggio 2015

Introduzione al cammino di preparazione: che cos’è una consacrazione e perchè scegliere Maria come mezzo per affidarsi a Gesù

 

  1. LA PERFETTA CONSACRAZIONE A GESU’
  2. Il termine consacrazione indica un atto che rende partecipi della santità di Dio, unendoci a Lui, il Santo per eccellenza, in maniera talmente forte da rendere la persona che si consacra come totalmente riservata a Dio. Tutti siamo chiamati ad essere santi, cioè uniti a Dio. La consacrazione è innanzitutto un dono di Dio che ci propone un modo per essere ancora più legati a Lui (e cioè santi) ma implica una risposta di libera adesione da parte dell’uomo. Nel cuore di ogni uomo c’è qualcosa che lo spinge verso la ricerca della perfezione. La perfezione massima per un cristiano è quella di conformarsi e unirsi sempre più a Gesù. Poiché la creatura che più di ogni altra è stata conforme, unita e consacrata a Gesù è Maria, ne consegue che tanto più un’anima sarà consacrata a Maria, quanto più essa sarà consacrata a Gesù, Suo figlio, a cui Ella continuamente rimanda.

     

  3. LA CONSACRAZIONE A GESU’ PER LE MANI DI MARIA SI BASA SULLA CONSACRAZIONE BATTESIMALE
  4. Il Battesimo dona la prima e profonda consacrazione perché, tramite questo sacramento, Dio ci dona la sua vita e mette in noi il “germe”, il “seme” della santità. “Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione” (CCC, 1213). Il Battesimo ci dona il “carattere” sacramentale, un sigillo spirituale che ci consacra a Gesù. Battezzare, dal greco, significa tuffare,  immergere; l’immersione nell'acqua è simbolo del seppellimento del nuovo cristiano nella morte di Cristo, dalla quale risorge con lui, quale nuova creatura. Con la consacrazione a Gesù per le mani di Maria si vuole donare sempre di più se stessi a Gesù per rispondere alla propria vocazione e continuare in maniera più spedita il cammino iniziato il giorno del Battesimo. Il giorno del Battesimo questa nostra volontà è stata espressa dalla fede dei nostri genitori e dei nostri padrini. Con questo atto ripetuto da adulti vogliamo confermare volontariamente questa nostra donazione, affidandola alla Mamma stessa di Gesù.

     

  5. Dio sceglie Maria una volta per sempre
  6. Ciò avviene perché il volere di Dio è che tutto ci venga donato per mezzo di Maria.
    Infatti scegliendola tra i suoi figli, pur rimanendo creatura, in lei opera la Grazia che la fa nascere in modo immacolato, cioè senza peccato.
    Questa condizione di Maria (immacolata) fa sì che il Verbo, dopo il suo consenso all’Arcangelo Gabriele, possa incarnarsi in lei per opera dello Spirito; quindi Maria è Sposa dello Spirito e Madre del Figlio.
    Rimane scelta per sempre perché, dopo averci donato il Figlio, lei partecipa alla redenzione e tutt’ora partecipa attivamente alla nostra vita di santità.

     

  7. Dio Padre e Maria Madre
  8. Come in natura troviamo due genitori, il padre e la madre, anche nel soprannaturale, e spirituale troviamo Dio che è Padre e Maria che è Madre.
    Dio è Padre perché con la nascita di Gesù noi tutti siamo diventati figli.
    Maria è Madre perché oltre a generare il Figlio, continua a generare figli a Dio, attraverso la fede e nel battesimo.
    Maria dopo aver partorito e cresciuto Gesù, continua il suo ruolo di Madre sotto la croce dove accoglie noi tutti attraverso Giovanni; essendo lei Madre della chiesa, genera nuove creature a Dio ogni volta che un uomo viene battezzato.

     

  9. Maria segno e figura della chiesa
  10. Nella Lumen Gentium (documento del Concilio Vaticano II) Maria è riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della chiesa e sua immagine ed eccellentissimo modello nella fede e nella carità.
    Maria cioè, diversa da tutti gli altri fedeli in quanto la sua perfezione supera quella di tutti gli altri membri della Chiesa, appartiene tuttavia alla Chiesa e ne è membro a pieno titolo.
    Maria e presente fin dall’inizio e accoglie la chiesa in fasce tra le sue braccia già da sotto la croce.
    Accettando Giovanni Maria accetta di crescere la chiesa (e quindi noi) come aveva accettato di Crescere Gesù, continuando la sua opera sia dopo la Pentecoste che dopo la sua Assunzione.
    Ancora oggi  vediamo i Segni della sua guida amorevole di Madre attraverso le apparizioni che in tutto il mondo si manifestano.

 

 
  

Nella ricorrenza della festa del Battesimo di Gesù

IL VESCOVO GERARDO INCONTRA L’ASSOCIAZIONE OASI MARIANA BETANIA

 

Domenica scorsa 11 gennaio, festa del Battesimo di Gesù e 17° anniversario del riconoscimento dell’Oasi come associazione pubblica di fedeli, in un clima di gioiosa fraternità, il nostro vescovo Gerardo, nonostante i molteplici impegni, non ci ha fatto mancare la gioia della sua presenza e la sua splendida riflessione per il cammino dell’Associazione ma anche per il cammino di ogni battezzato.

“Siamo nell’anno della vita consacrata e credo sia importante parlare ed annunciare questo carisma che rientra anche nel progetto pastorale diocesano impegnato quest’anno sul tema della vita come dono e come vocazione”, ci ha detto il Vescovo, che ha poi approfondito il tema della vocazione partendo da un’analisi attenta e puntuale delle difficoltà di tanti istituti religiosi che stanno chiudendo.

Don Gerardo si è poi soffermato sull’importanza, per il mondo di oggi, della consacrazione secolare–laicale, ricordando che “i consigli evangelici sono per  tutti e non per alcuni soltanto, anche se ognuno è chiamato a viverli secondo il proprio stato di vita”.

Parlando, quindi, sul tema della consacrazione ha precisato che bisogna far capire che la stessa ”non è solo per i preti, le suore, i monaci ma è per ogni battezzato che ha capito il valore del Vangelo” 

Don Gerardo, quasi fosse venuto apposta per affidare all’Oasi questa sfida di far capire che l’osservanza dei consigli evangelici è la vita ordinaria del Vangelo, ci ha poi parlato del prossimo 2° Seminario Teologico Pastorale che si terrà in Quaresima, nel quale è prevista una serata dedicata alla vita consacrata e ci ha invitato a far conoscere in quella occasione, l’esperienza  di consacrazione in atto nell’Associazione.

Al termine del prezioso e fruttuoso incontro ci siamo ritrovati insieme, gioiosamente a condividere tante buone cose che le varie “Marta” della comunità hanno preparato.

Grati sempre al Signore della giornata ricca di doni ed emozioni, restiamo con Maria per Gesù al Padre nello Spirito.

 una novizia

 

                                        

 

 

           

 

VIVERE é... RISPONDERE

Itinerario di spiritualità coniugale aperto a tutti presso l’Oasi Mariana Betania - Alvito

La famiglia al centro: è l’attenzione che l’associazione Oasi Mariana Betania vuole testimoniare con la proposta di incontri  specifici sul matrimonio cristiano.

Il primo in programma per l’anno 2013-2014 si è tenuto il 14 dicembre 2014 presso la sede di Alvito con il tema MATRIMONIO: VOCAZIONE E SACRAMENTO”, un argomento che merita particolare attenzione soprattutto in un contesto storico come quello che stiamo vivendo,  in cui si tende ad offuscare il vero significato di matrimonio e famiglia.
L’incontro è stato guidato da alcuni membri dell'Oasi, esperti in dinamiche familiari e di coppia, che con la loro esperienza concreta hanno trasmesso i contenuti essenziali in merito al tema trattato, aiutando i presenti alla condivisione del proprio vissuto; è emersa in particolar modo la difficoltà a vivere uno stile di famiglia cristiana nella vita quotidiana di ogni giorno

Il secondo momento di formazione e riflessione si è svolto il 15 marzo 2015, con il tema: GLI SPOSI CHIAMATI A VIVERE "UN AMORE FEDELE, PERSEVERANTE, FECONDO" (papa Francesco): le relazioni sane che producono benessere in una coppia, diventano generatrici di fecondità umana e spirituale per i figli, che hanno nelle figure genitoriali dei modelli di riferimento. Si è sottolineata molto la necessità della perseveranza e coerenza nella fede vissuta in famiglia, senza separare la fede dalla vita vissuta nella pratica.

Gli incontri, vissuti in un clima di famiglia e di serenità, hanno impegnato il pomeriggio della domenica, coinvolgendo le famiglie presenti nel loro complesso: i figli infatti – mentre i genitori approfondivano il loro tema - hanno usufruito di un’allegra animazione prevista per loro da alcuni membri dell’Oasi.

Il terzo e ultimo appuntamento dell'annuale itinerario per famiglie si terrà sempre presso la sede dell’Oasi ad Alvito il 14 giugno prossimo, con inizio alle ore 15,30 e conclusione alle 18,30. Verranno proposti in questi eventi contenuti pratici ed esperienziali relativi all'amore sponsale tra coniugi, secondo il tema: GLI SPOSI, CHIAMATI AD AMARSI RECIPROCAMENTE, COME CRISTO AMA LA CHIESA.

Gli incontri sono aperti a tutte le famiglie che sono interessate ad approfondire la propria vita di fede e di amore. Per informazioni ulteriori, ecco i vari contatti: Oasi Mariana Betania, Via Colle Pizzuto, 26 – tel. 0776/510961; sito web: www.oasibetania.it; email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Antonina Petitta –  Associazione Oasi Mariana Betania

 
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Sosta della Madonna del monte Viglio all'Oasi


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