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Coronavirus/ Il “Bello” del brutto

Non è uno scherzo ma soltanto un tentativo di offrire un piccolo contributo -o almeno un assaggio -raccolto da ciò che è uscito in questi giorni dalla fantasia di quanti hanno cercato di darsi forza e darne a coloro che sono in prima linea (al fronte)…il“bello”virgolettato naturalmente, perché il brutto -consideriamo questo termine un eufemismo e per non contaminare né noi né altri, non osiamo riportare altri appellativi qualificativi perché, forse, non ce ne sarebbe neppure uno positivo. La verità è che nel web in questi giorni è girato,e gira, di tutto e di più e per lo spazio che abbiamo ci dobbiamo accontentare. Lo offriamo volentieri alla riflessione dei nostri lettori,senza aggiungere commenti.

Mi hanno BIOCONTENUTO

Questa notte sembrava essere su un altro mondo. Ospedali come il S.Camillo, lo Spallanzani,Tor Vergata,dove incontri colleghi anestesisti infettivologi pneumologi quasi tutti giovani,motivati professionali, ma soprattutto attenti ad ogni cosa che si stesse facendo. Preoccupati delle condizioni dei pazienti che mi venivano affidati per essere trasferiti in altre strutture sanitarie. Ho visto accarezzare con affetto un paziente di 50 anni,che avevano intubato un paio d’ore prima,sconfortati per l’improvviso quanto imprevisto peggioramento clinico resistente a qualsiasi tentativo di ventilazione se non dopo aver dovuto curarizzare e sedare. Assistere e rassicurare una nonnina, tracheostomizzata per un grave tumore del laringe, che non voleva lasciare il suo letto perché era stata trattata bene lì, e che continuava a ringraziarci un po’ spaurita anche perché non capiva chi eravamo così conciati tutti in bianco, con occhialoni da spaventapasseri e guanti da soubrette di indefiniti colori. Ma finirà anche questo circo spaventoso. Sono proprio convinto che CE LA FAREMO.

Dr. Augusto Vinciguerra (da facebook)

Lettera alle detenute

Questo che leggerete è un “furto”. L’ho avuto su WhatsApp per errore di persona, visto che il mio nome è simile a quello della persona alla quale era indirizzato… Conoscendo la persona che l’ha inviato, le ho subito scritto: Paola mi chiedi un consiglio, ma mi hai fatto un dono… se non tu – perché immagino che questo messaggio non fosse indirizzato a me -il Signore sì. Sto preparando il prossimo numero della nostra rivista emi è giunto al momento giusto. Ti chiedo di poter pubblicare questa tua lettera: potrebbe fare bene a tanti. Sappi però che se non mi dai il permesso,comunque te la rubo e la pubblico lo stesso, perché si è trattato di una provvidenziale invasione di campo.Quindi è sotto sequestro,non posso e non voglio sentirmi rimproverare da Dio per averla tenuta soltanto per me… don Alberto

Carissime tutte, mentre vi scrivo scorrono nella mia mente uno per uno i vostri volti,le vostre storie così come me le avete raccontate e come le ho colte dalla vostra grafia. Il Signore, già da qualche giorno, mi ha messo nel cuore di scrivervi; ho resistito, perché non sapevo bene cosa dirvi, ma ho capito che non potevo interrompere il percorso che abbiamo iniziato insieme.

In questo periodo l’unica cosa che posso fare con voi è condividere alcune riflessioni che sorgono spontanee nell’isolamento a cui tutte siamo sottoposte.

La prima riflessione è che ogni momento è una grazia. L’ultima volta che ci siamo viste ci siamo date appuntamento per la settimana successiva dando per scontato che ci saremmo viste.

Nella vita diamo per scontate troppe cose! Quindi impariamo a vivere ogni momento pienamente con tutte noi stesse, viviamo ogni attimo presente come fosse l’ultimo.Nessuno di noi è padrone del tempo.

Seconda riflessione: nonostante quello che crediamo, nessuno di noi possiede niente anche se abbiamo intestate: case, macchine, conti correnti,eccetera.Tempo fa è morto un mio caro amico e ho pensato che, mentre quando lasciamo, sebbene nude abbiamo un corpo, quando moriamo non ci portiamo via nulla, nemmeno il corpo! Quindi in conclusione, di che cosa sono proprietaria se nemmeno il corpo è mio?

Terza riflessione: in questa condizione,di isolamento forzato,vi penso spesso perché come voi mi sento privata della mia libertà di movimento. Allora rifletto su cosa è la libertà. Sono arrivata alla conclusione che la libertà non è una condizione, ma è uno stato. Quante volte ci siamo sentite imprigionate,in situazioni, rapporti, aspetti, pur essendo libere di muoverci e andare dove volevamo?

Quarta riflessione; finalmente non posso più dire: “non ho tempo,sono troppo indaffarata!”. Ora ho tutto il tempo per me. Ecco perché è un tempo di Grazia. Ora mi confronto con me stessa. Che cosa è veramente importante nella mia vita? La ricchezza? Il potere? Il riconoscimento sociale? L’amore? La famiglia, i figli? Perché “Dov’è il tuo tesoro là è il tuo cuore”, dice Gesù.

Ahimé, anche la famiglia,i figli possono ferirci o addirittura tradirci. A questa mia affermazione già vedo che scuotete la testa e dite: “No, assolutamente no, la mia famiglia non mi tradirebbe mai, mi ama”.

Bene,ne siete proprio convinte? Allora fatevi una semplice domanda e rispondetevi. Perché siete dove siete non a casa vostra? La cosa più difficile è guardarci dentro fino in fondo, perché non sempre vediamo delle cose di cui andare fieri, e questo vale per tutti, dentro o fuori dal carcere.

Però vi do una bella notizia: Gesù ha già guardato dentro di noi e non si è “schifato” di ciò che ha visto. Lui ci ama. Allora sento già che qualcuno pensa:”Mi ama perché sto qua lontano dai miei cari? Perché hai la pandemia?” Beh, la Bibbia dice: “Nel giorno del bene gioisci, nel giorno del male riflletti”.Ad ogni azione segue una reazione, è una legge della fisica. Ogni mia azione produce una conseguenza. Dio non vuole il male delle sue creature, non manda disgrazie o pandemia, lui lascia libero l’uomo di scegliere ciò che vuole, evidentemente abbiamo scelto le cose sbagliate se questi sono risultati.

In conclusione trovo che questo virus sia “democratico” non ha riguardo per nessuno, non guarda il titolo o il conto in banca, colpisce tutti, forse vuole ricordarci o farci riflettere che abbiamo basato la vita su cose che non contano niente.

Spero di rivedervi presto e avere anche vostre notizie nel frattempo. Buona vita a tutti voi. Un abbraccio virtuale,ma non meno sentito.

Paola

Testimonianza di un magistrato

Domenica mattina, recandomi in chiesa vicino casa mia,sono stato fermato per il controllo da due agenti di polizia. Avevo il foglio del permesso debitamente compilato e alla voce «lo spostamento è determinato da» avevo scritto:«Accesso a luogo di culto».

Lo consegno all’agente, il quale strabuzza gli occhi emi fa: «Sono basito. Che significa?». Rispondo:«Che sto andando in Chiesa». E lui, di rimando:«Ma le Messe sono proibite».

E qui il primo colpo al cuore. E la sensazione d’essere osservato quasi fossi un pericoloso criminale; peggio,uno che non si rende conto della gravità del momento. Riprendo: «Non si possono celebrare le Messe con la partecipazione dei fedeli, ma le Chiese possono rimanere aperte per chi vuole accedervi». Il nostro, poco convinto, mi fa:«Verificheremo». Ecco, penso fra me e me, cosa significa avere considerato le celebrazioni religiose al pari di qualsiasi altra «manifestazione ludica, sportiva o fieristica». Pazienza,mi dico. Ma è proprio la pazienza a essere messa a dura prova, quando, al cospetto della carta di identità,lo zelante poliziotto,mi fa, non nascondendo la sorpresa: «Ah, lei è un magistrato!». Eh lo so,nessuno è perfetto,mi viene quasi da dire. Ma preferisco evitare l’humour: potrebbe essere frainteso. E allora opto per la modalità seria.

«Mi rendo conto che le può sembrar strano che un magistrato senta la necessità di recarsi in Chiesa. Ma, veda, è proprio in questi momenti che, soprattutto chi ricopre incarichi istituzionali, cerca il conforto di Dio, che è l’unico che può davvero tirarci fuori da questa sventura».

E qui la conversazione si fa davvero interessante, perché il nostro obietta: «E non è la stessa cosa pregare a casa? Che bisogno c’è di andare in Chiesa?».Osservazione tutt’altro che peregrina, in effetti, perché la disposizione parla di ragioni che «determinano» lo spostamento. Gli rispondo: «Veda,sono fatto di carne e per sentirmi confortato ho bisogno dimettermi, quando posso, al cospetto di Dio. Ed è per questo che sento la necessità di andare a pregare dinanzi al tabernacolo, dinanzi a Gesù. Tutto qui».

«Vabbè, dottò,vada pure»,mi fa,oramai deposto il piglio inquisitorio iniziale, il bravo poliziotto. Faccio per andare via, ma lo sguardo si posa su una bella «T» che giganteggia sul tabaccaio poco distante e mi viene spontaneo interpellare ancora il mio “controllore”. «Mi tolga una curiosità. Ma se io le avessi detto che stavo andando al distributore di sigarette,cosa mi avrebbe detto?». «Che era tutto a posto, dottò. E che dubbio c’è». E invece, il dubbio, anzi la certezza, è che per questo nostro mondo malato nel corpo e nello spirito,Nostro Signore Gesù Cristo valga meno di una sigaretta.

Ed è davvero messo male se uno come me è chiamato a testimoniare che ne abbiamo invece un bisogno tremendo.

Magistrato Domenico Airoma daWhatsapp