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“FRATELLI TUTTI”/ L’ enciclica sociale di Papa Francesco che vuole tutti fratelli

Fratelli tutti. È di chiaro stampo francescano la nuova enciclica che il Papa ha voluto donare alla Chiesa in un ottobre che vede l’intera popolazione mondiale fronteggiare una delle epidemie più catastrofiche degli ultimi
tempi. La decisione di Papa Francesco di presentarla in un luogo come Assisi, rende ancora più netta la prima impressione che viene confermata dalla lettura dei primi versi in cui è lo stesso Bergoglio a citare la
figura dell’altro Francesco, quello di ottocento anni prima, che «si sentiva fratello del sole, del mare e del vento, sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne. Dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi»  Fratelli tutti, 2).

Fratelli tutti. Sulla fraternità e l'amicizia sociale: Amazon.it: Francesco  (Jorge Mario Bergoglio): Libri

FOTO ANSA

È proprio con lui e prendendo spunto da lui che il Papa vuole farci camminare in questo periodo così difficile. Il suo sguardo è sul mondo, l’intero mondo, che nel primo capitolo viene apostrofato come “chiuso”.
L’ultimo lavoro del papa si configura come una lunga descrizione dei vari aspetti che ostacolano lo sviluppo della fraternità universale. Una fraternità che può essere invece recuperata seguendo l’esempio di Gesù e prendendo spunto in particolare dalla parabola del buon samaritano, che apre il secondo capitolo: “Un estraneo sulla strada”.

Questa parabola viene portata da Francesco all’attenzione di “tutte le  persone di buona volontà, al di là delle loro convinzioni religiose” al
fine di dare a tutti l’occasione di lasciarsi interpellare. Un’occasione che tutti possiamo cogliere e sperimentarne l’impatto nell’esperienza quotidiana perché, come ricorda Francesco, «la vita sussiste dove c’è legame, comunione, fratellanza; ed è una vita più forte della morte
quando è costruita su relazioni vere e legami di fedeltà. Al contrario, non c’è vita dove si ha la pretesa di appartenere solo a sé stessi e di vivere
come isole: in questi atteggiamenti prevale la morte» (10.11.2019).

Nel corso della trattazione il Papa si sofferma sulle modalità con cui si può tenere il cuore aperto al mondo intero e dedica un intero capitolo alla politica e alla costruzione comune di una nuova cultura. Costruzione che non può prescindere dall’impegno del singolo in quanto «in molte parti del mondo occorrono percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite,
c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia» (FT 225) e dall’ecumenismo tra le diverse religioni. Proprio nell’ultimo capitolo viene infatti ribadito che le diverse religioni offrono un prezioso apporto alla costruzione della fraternità e alla difesa della giustizia nella società.
L’enciclica non si limita a leggere le vicende contemporanee da un punto di vista sociologico, ma tra le righe scorgiamo la chiamata ad un cammino. Un cammino duro, ma nel quale non siamo abbandonati: «Per molti cristiani, questo cammino di fraternità ha anche una Madre, di nome Maria. Ella ha
ricevuto sotto la Croce questa maternità universale (cfr Gv 19,26) e la sua attenzione è rivolta non solo a Gesù ma anche al «resto della sua discendenza» (Ap 12,17). Con la potenza del Risorto, vuole partorire un mondo nuovo, dove tutti siamo fratelli, dove ci sia posto per ogni scartato delle nostre società, dove risplendano la giustizia e la pace» (FT 278).

Maria Chiara Mattacchione